[Torino Antifa] Mobilitazione in difesa degli spazi e contro i fascisti. Il Fuan non si presenta all'appello.

Published on 12:38, 06/18,2008

Foto 16 giugno Mobilitazione antifascista.Era anunciata per lunedì la presenza del Fuan, grande protagonista dei giornali nelle ultime settimane, ma hanno mancato l'appuntamento promesso sui giornali. E cosi' e' stata una giornata all'insegna della comunicazione con gli studenti, per spiegare, anche, quello che realmente e' accaduto le precedenti settimane. E' stata una giornata utile anche per ribadire come tutti i collettivi della sinistra all'interno dell'universita' si oppongano con fermezza a qualsiasi tentativo di mettere in discussione gli spazi occupati all'interno dell'universita'. E questo e' scaturito da una assemblea convocata dopo le dichiarazioni del presidente del Senato degli Studenti, Andrea Carapellucci, che metteva in discussione gli spazi conquistati in anni di lotte, e successivamente smentito dalla sua stessa organizzazione, l'UDU.

A farci visita e' infine passato Giovanni Gerbi, partigiano della IX°a divisione stella rossa, che in questo momento, in cui gli studenti antifascisti sono sotto attacco da parte di polizia e stampa, ha voluto portarci il suo sostegno e tutto il suo appoggio nella nostra lotta al fascismo ma anche a quel sistema di sfruttamento che e' il capitalismo. Foto 16 giugno Mobilitazione antifascista.

Di seguito un po' di materiale prodotto dal collettivo, la rassegna stampa di questi giorni, la galleria fotografica e il Dossier sul FUAN 

 

 

[Nessuno spazio per razzisti e fascisti!] - [Lo strano caso di un esame non dato] - [Dossier FUAN]

[Rassegna stampa] - [Galleria fotografica]

Per approfindire leggi anche [infoaut.org]

E le altre puntate della mobilitazione: [1 - 2 - 3]


[Palazzo Nuovo, 16 giugno, h 8-20] AAA... Autogestione Autoformazione Antifascismo! Giornata di comunicazione studentesca!

Published on 17:59, 06/15,2008

"AAA... Autogestione Autoformazione Antifascismo!"
giornata di comunicazione studentesca

a cura di Student* antifascist*... l'università che non sta mai ferma!



ASCOLTA LA PRESENTAZIONE DELLA GIORNATA
CON DAVIDE DEL COLLETTIVO UNIVERSITARIO AUTONOMO


Solo un anno fa tre studenti dell'università di Torino venivano arrestati per antifascismo, per essersi opposti con un presidio studentesco ad una provocazione fascista del Fuan, il quale tentò di portare la sua propaganda all'interno di Palazzo Nuovo: parole d'ordine fasciste, razziste e xenofobe, scortate da nugoli di digos e da reparti in antisommossa delle forze dell'ordine ma rigettate con forza da parte degli studenti e delle studentesse torinesi. La polizia caricò nell'atrio, poi seguirono gli arresti. Oggi, in sede processuale, si evince come quella violenza poliziesca fu immotivata e barbara, relegando a status di rifiuto la maggior parte delle idiozie che vennero pronunciate da più parti.

Nelle ultime due settimane il Fuan si è ripresentato all'università di Torino, alle porte di Palazzina Einaudi prima e nuovamente a quelle di Palazzo Nuovo dopo: una mina impazzita, percepita come estranea dalla quotidianità del corpo studentesco, avente come primo obiettivo la provocazione e l'atteggiarsi a vittima, come dopotutto dimostra la necessità di chiamare subito dopo all'adunata giornali e tv, per la suggellazione di un ruolo che, mai come oggi, si confugura come "rincorsa al carrierismo politico" più che all'esser "rappresentanti degli studenti". Dopo la mattinata del 5 giugno il Fuan ha montato, insieme alla complice ricerca dello scoop e del titolo da prima pagina dei media, un caso inesistente, quello del blocco dei appelli accademici da parte del presidio antifascista, sbugiardato dalle autorità accademiche quanto dagli stessi giornali che pochi giorni prima gli avevan regalato "una giornata da star". Molte parole sono state pronunciate a vanvera, molti si sono scomodati per occuparsi dell'università di Torino: richieste di sgombero degli spazi autogestiti, anatemi censori contro chi fa politica fuori dalla copia parlamentare, minacce di intervento poliziesco e istanze fuoriluogo di necessità securitarie.

Quel che in primo luogo emerge, a più livelli, dai carrieranti politici del Fuan ai ministri di governo o al sindaco Chiamparino, è l'attacco agli spazi autogestiti dell'università di Torino, contenitori della parte viva dell'istituzione universitaria, protagonisti culturali e politici di un sistema (non solo universitario!) che si vorrebbe sottovuoto ed acritico. Lunedi, a Palazzo Nuovo, per tutta la giornata, saranno i collettivi, le variegate realtà universitarie, a metter in campo la risposta dovuta, con la rivendicazione di tre parole d'ordine: autogestione, per la difesa della ricchezza in questi anni prodotta all'inteno di spazi liberati dell'università; autoformazione, per la valorizzazione del dibattito culturale e politico svolto nei molteplici incontri seminariali succedutosi negli anni; antifascismo, per rimarcare il carattere antifascista dell'università di Torino, in una città medaglia d'oro alla Resistenza, portatrice di valori a cui tutt'oggi gli studenti e le studentesse aderiscono fermamente.

I fascisti del Fuan han ventilato, per mezzo stampa, una visita a Palazzo Nuovo per lunedì, nell'intento da una parte di provocare e dall'altra di portare i loro contenuti razzisti e xenofobi all'università. La giornata di mobilitazione antifascista ha quindi il compito non solo di riproporre la ricchezza prodotta fino ad oggi ma anche di denudare una realtà che solo i ciechi non voglion riconoscere, cioè quella dell'estraneità totale del Fuan all'università, alla sua quotidianità e quindi incorporata problematicità, e ciò non potrà che avvenire negando spazi ed agibilità a chi, politicamente, di universitario ha solo la nostalgica (e fascista!) denominazione.

Palazzo Nuovo, via Sant'Ottavio 20, università di Torino
lunedì 16 giugno 2008, dalle ore 8 alle 20
Autogestione Autoformazione Antifascismo
..sound system.. interventi..
..banchetti informativi.. proiezione..
.."calcio al balilla".. aperitivo
..mostra.. tazebao..
________________________________________

vedi anche le notizie delle ultime due settimane:

> Mobilitazione antifascista impedisce una manifestazione del Fuan–Azione universitaria all’Università di Torino

> [Comunicato e conferenza stampa] Lo strano caso dell'esame impedito (a proposito di un presidio anti-fascista)

> Ennesima provocazione del Fuan-Au all'università di Torino


[Torino Antifa] Ancora buffonate del Fuan a Palazzo Nuovo.

Published on 23:22, 06/10,2008

In una settimana il Fuan e' riuscito a collezionare buffonate una dopo l'altra. Prima blaterando sull'intenzione da parte degli studenti antifascisti di bloccare gli appelli, ovviamente aiutati nel loro intento di divulgazione di buffonate dalla stampa. Successivamente facendo scortare dalla polizia una delle loro militanti che doveva tenere un esame, convinti che la mobilitazione antifascista fosse scaturita da un odio personale verso la militante. I giornali, infatti, ci sono cascati in pieno, o forse lo hanno fatto per supportare la causa, e sono riusciti nell'intento di cancellare qualsiasi significato politico del presidio antifascista. Sono anche riusciti a far montare un clima tale da poter permettere che una studentessa con manie di persecuzione, nonche' di protagonismo, avesse unsa scorta personale fatta di poliziotti pagati dai contribuenti. Sembrava un magistrato antimafia con il codazzo al seguito, o forse un supertestimone. Fatto sta che , come tutti possono notare facendo un salto per Palazzo Nuovo, l'Universita' e' costantemente militarizzata; viene infatti frequentata quasi esclusivamente da Digos e poliziotti in tenuta antisommossa fuori corso.

Contro le manie di persecuzione, per la liberazione di palazzo nuovo dalla polizia privata del FUAN.

 EMILIANO LIBERO!


[Torino Antifa] Scacciato il FUAN dall'universita'.

Published on 15:54, 06/07,2008

A volte ritornano. A volte ritornano e come sempre vengono scacciati dagli studenti. Come un anno fa il FUAN e' costretto a lasciare l'universita' scortato dalle forze dell'ordine, sotto il lancio di uova e coperti dai cori antifascisti che hanno risuonato nel cortile della palazzina Einaudi per svariate ore. Nonostante una pioggia battente una cinquantina di studenti si sono radunati in corso regina in una delle sedi dell'Universita' di Torino ed hanno fronteggiato la polizia che ha, alla fine della mattinata, fatto uso della forza per proteggere i fascisti. Questa e' stato il nostro modo di portare la solidarieta' ad Emiliano, studente romano arrestato dopo essere stato aggredito dai fascisti, ed e' come sempre il nostro modo di rispondere ogni volta che FUAN o altre realta' neofasciste si affacciano nella nostra Universita' o nei nostri quartieri.Ma soprattutto questo e' l'unico modo per prevenire le aggressioni che si permettono in altre citta: stargli col fiato sul collo. Se a Torino le aggressioni fasciste si contano sulle dita di una mano e' anche grazie alla costante azione antifascista che esrecitiamo all'Universita' e nel resto della citta', impedendo a questi 4 fascistelli di poter veicolare i loro messaggi intrisi di razzismo.

I giornali non hanno ovviamente perso tempo per scrivere del nulla, intervistando una ragazza del FUAN che ha millanta davanti ai microfoni di non aver potuto sostenere l'esame a causa degli antifascisti, salvo poi scoprire che la ragazza in questione non era nemmeno iscritta all'esame. Probabilmente non era abbastanza preparata sulla materia ed ha pensato bene di scaricare le colpe sul nostro collettivo. Questo e' il livello di bassezza a cui sono arrivati i fascisti nella nostra citta'.

Fuori i fascisti dalle universita'!

Emiliano Libero Subito!

 

Su infoaut: 

[Resoconto girnata antifascista]

[Conferenza Stampa sul caso della ragazza che non avrebbe potuto sostenere l'esame]


Studenti multati perche' vogliono laurearsi.

Published on 13:28, 06/04,2008

Un mercoledì come tanti nel pieno della finestra esami, una copisteria vicina a palazzo nuovo, tanti studenti in fila alle fotocopiatrici che come sempre fotocopiano i libri. Fino a qui non ci sarebbe niente di anormale, l’anormalità viene creata da un ispettore della siae che coadiuvato da alcuni agenti della guardia di finanza e della polizia municipale irrompe nella copisteria di via verdi e contesta a cinque studenti di palazzo nuovo una multa di 150 € perché nel fare le loro fotocopie hanno superato il limite del 15%. Al danno si aggiunge anche la beffa, infatti i solerti agenti della guardia di finanza sequestrano le preziose fotocopie. Una logica veramente assurda quella che vieta agli studenti la riproduzione dei libri per gli esami, tanto più che molto spesso molti testi inseriti dai docenti nei vari programmi d’esame non sono neanche in vendita e sono presenti in pochissime biblioteche. In nome di un fantomatico diritto d’autore e del rispetto del copyright, viene legalizzato un nuovo modo di rubare i soldi dalle nostre tasche già pesantemente vessate, da affitti, tasse universitarie e biglietti di tram e treni che aumentano ogni giorno che passa. Il carovita è un dato reale che noi tutti viviamo sulla nostra pelle, ma ciononostante l’università non si adopera a stanziare fondi, anzi preferisce intrattenere rapporti commerciali con le agenzie interinali e con le stesse aziende che assumono noi studenti con contratti da fame.
Come studenti del Collettivo Universitario Autonomo esprimiamo piena solidarietà agli studenti vittime della siae. Rilanciamo la lotta contro il copyright per il libero scambio dei saperi.



[Antifa] Solidarieta' attiva con i collettivi della sapienza!

Published on 02:07, 06/03,2008

Venerdi' sera abbiamo voluto dare un piccolo segno d solidarieta' ai compagni della sapienza che hanno subito l'aggressione infame da parte dei fascisti. Abbiamo deciso di coprire una delle vetrine che i fascisti del FUAN utilizzano per sporcare il nostro Ateneo, con un manifesto in solidarieta' a Emiliano, studente antifascista arrestato dopo aver subito l'aggressione da parte di Forza Nuova. Non importa il simbolo che indossano, per noi importa solo che le idee che cercano di portare avanti rimangano rinchiuse nei loro cervelli e che non varchino le porte delle universita' e dei quartieri. Il nostro messaggio rimane chiaro: FUAN, Fiamma Tricolore e Forza Nuova non troverete mai spazio per la vostra merda xenofoba.

Fuori i fascisti dalle Universita'

 

fuori i fascisti dall'universita'


Il governo istituisce i nuovi cpt: carcere etnico e pene prolungate. Sabato: corteo a Torino per Fathi! (cronaca, interviste e materiali)

Published on 19:20, 05/28,2008




|Maggio 2008| Tra i pochi risultati effettivamente ottenuti dal nuovo esecutivo, l'emanazione ieri di una nuova regolamentazione dei famigerati Centri di Permanenza Temporanea che con questo nuovo decreto assumono la forma piena di "carcere etnico": l'immigrazione clandestina come reato, "soggiorno" prolungato fino ai 18 mesi e loro trasformazione in centri di espulsione; l'aspetto più inquietante è l'allestimento di caserme dismesse in inquietanti "centri di identificazione e espulsione".

Certo, tra le dichiarazioni e la loro piena attuazione si apre l'abisso dell'applicabilità effettiva e quotidiana della norma che, più delle scarse e difficoltose resistenze dei movimenti, renderà inapplicabile una normativa che dovrebbe ipso facto incarcerare centinaia milioni di persone che lavorano, producono ricchezza e vivono nel nostro paese e sovraccaricare una burocrazia poliziesca già ingolfata.
Di sicuro però, il Berlusconi-tris schiantatosi contro le resistenze delle popolazioni campane, deve mostrare almeno un pezzo del pugno duro promesso col "Pacchetto Sicurezza", in un clima sociale fomentato da crisi economica e produzione mediatica d'insicurezza; quella stessa che potrebbe anche rivoltarglisi contro se non trova risposta nella corrispettiva produzione di una merce-sicurezza vendibile dall'sitituzione e consumabile dal cittadino-medio.
Ed è allora ancora una voltra contro lo straniero, diverso per definizione, che si può facilmente scagliare e governare il risentimento e l'odio di quote consistenti del corpo sociale.


> Ascolta l'intervista con Alessandro dal Lago "Elementi del Discorso securitario"

>
Il governo delle espulsioni (di Alessandro Dal Lago)

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SABATO 31 MAGGIO: CORTEO PER FATHI/HASSAN E LACHIUSURA DI TUTTI I CPT!

Dentro questo quadro, la morte del migrante marocchino avvenuta domenica nel cpt di corso Brunelleschi, assume rilievo paradigmatico della condizione d'internamento dei migranti vittime dei cpt, del carattere di non-luoghi di queste strutture, dell'infame collaborazionismo dell'impresa umanitaria Croce Rossa nella gestione dell'odierna forma dei campi d'internamento.

Fathi (come si è scoperto chiamarsi il giovane marocchino morto domenica) o Hassan (come l'Italia l'ha chiamato e ucciso), Fathi-Hassan è morto perchè nella contemporanea legislazione dell'Europa Comunitaria (e non nell'eccezione italiana) era,come migliaia di altri suoi fratelli e sorelle, un corpo uccidibile. La sua morte da cane, nella sua eccezionalità, nasconde la norma di una condizione di sotto-cittadinanza tanto comoda al potere/capitale per gestire al ribasso e con ricatto, l'infinita e graduale gerarchia della forza-lavoro mobile e precaria.

Emergono in queste ore con indiscutibile chiarezza, le resposabilità fattuali nella morte di questo giovane della Croce Rossa, accompagnate dalla infami dichiarazioni del suo portavoce colonnello Baldacci, esternazioni che denudano il carattere razzista e coloniale di questa organizzazione para-militare.
Fathi/Hasan non è stato soccorso, è stato letteralemente lasciato morire...

> La ricostruzione della morte di Fathi e le responsabilità da accertare (avv. GL Vitale)


Fin dal giorno della sua morte è scoppiata, disperata, la rabbia dei suoi compagni di detenzione [a lato, alcune foto della rivolta nella notte tra domenica e lunedì] che continuano a portare avanti con disperata determinazione uno sciopero della fame, unico mezzo a loro disposizione per far sentire la propria voce.

> Un'intervista dal cpt in lotta effettuata lunedì da radio blackout


Oltre all'infamia, l'orrore
: la Croce Rossa ha minacciato di sospendere ogni intervento sanitario fino a quando le proteste e lo sciopero della fame intrapresi dai trattenuti non finiranno.

Nel corso della settimana si sono susseguiti una serie di presidi spontanei di solidarietà con la lotta dei migranti detenuti. In questi giorni si sta tentando di costruire un corteo cittadino per chiedere "Verità e Giustizia per Fathi/Hassan", per portare solidarietà ai detenuti di corso brunelleschi, per rivendicare ancora una volta la necessaria chiusura e soppressione di questi odieni orrori giuridicie umani che soni i centri di permenenza (sempre meno) temporanea.

> Le iniziative della settimana: corteo e assemblea pubblica (Claudio-csoa Gabrio)






[Aggressione a Roma] La reazione al fascismo: nessuna agibilità, nessuno spazio!

Published on 19:13, 05/28,2008

A nemmeno un mese dall’omicidio di Nicola a Verona, a nemmeno una settimana dal raid nel quartiere romano di Pigneto, la violenza fascista torna a solcare le strade di una metropoli in cui la sua agibilità politica ha raggiunto livelli intollerabili. Questa mattina i compagni e le compagne della Rete dell’Autoformazione sono stati vittime di un’aggressione squadrista, a loro tutti va la nostra solidarietà e vicinanza. In barba a chi pensa di relegare l’antifascismo ad antico suppellettile, l’oggi conferma l’attualità dell’antifascismo, delle necessità di portare sulle spalle una responsabilità importante che ci arriva da una storia che dobbiam scrivere, non rivivere.

Come successo lo scorso anno all’università di Torino, di Palermo, contro Fuan ed Alleanza Nazionale, la resistenza e la reazione si dimostrano la pratica necessaria per non farsi mettere nell’angolo, per negare spazi e agibilità ad ogni prototipo di fascismo, evitando piagnistei e creando conflitto, contrapposizione. La cancellazione dell’ignobile convegno sulle foibe a La Sapienza organizzato camuffatamente da Forza Nuova è stata la scintilla che ha scatenato la risposta fascista ma anche il vittorioso incipit, nel coraggio di rischiare e prendere posizione, di una campagna dentro l’università che ha preso il problema dalla radice, battagliando ogni campo, dalla concessione di un’aula all’attacchinaggio di un manifesto.

L’università, immersa nel territorio ben più esteso della metropoli, si conferma come uno dei luoghi importanti dove continuare a praticare l’antifascismo, impedendo con la rabbia e la lotta ogni agibilità e spazio ai fascisti.

Il paradosso sorbito per quel che è avvenuto quest’oggi sta, oltre che nelle vergognose mistificazioni ed equidistanze strombazzate da media e politica, anche nell’avere due compagni, Emiliano e Giuseppe, a cui mandiamo il nostro abbraccio, agli arresti. La legittima risposta ad un’aggressione fascista non può essere “rissa aggravata”. L’antifascismo non si processa.


Non un passo indietro!
Emiliano e Giuseppe liberi subito!

Collettivo Universitario Autonomo - Torino


[Antifascismo] Aggressione nazifascista a torino.

Published on 13:55, 05/20,2008

Torino: aggressione con tirapugni e lame ·

Da CronacaQui – Torino

Vittime due fratelli, bloccati prima di entrare nell’atrio della stazione Lingotto

Aggrediti dai neonazisti
armati di tirapugni e lame

TORINO 13/05/2008 – Puniti perché davano troppo nell’occhio, per un’acconciatura e degli abiti troppo appariscenti. O, forse, solo per pura noia. Pestati con inaudita violenza da due neonazisti armati di tirapugni e lame, mentre aspettano il treno. Vittime designate dal caso, nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Non sono passati nemmeno quindici giorni dall’omicidio del ventinovenne veronese Nicolò Tommasoli, ucciso a calci e pugni lo scorso primo maggio da una squadraccia di cinque naziskin appena ventenni, che anche Torino riscopre il fanatismo neonazista dei picchiatori di strada. Francesco e Luca (i nomi sono di fantasia), due fratelli di 24 e 26 anni, hanno lasciato gli amici dopo un concerto. La notte è appena trascorsa, l’alba non è lontana. Sono le cinque e mezza di domenica mattina, attorno alla stazione Lingotto è il deserto. I due ragazzi imboccano a piedi via Passo Buole, raggiungono l’atrio della stazione Lingotto. I due non si sono accorti di essere stati seguiti fino a che non si trovano davanti altri due ragazzi. Due giovani come loro, così diversi da loro. Il bomber, il jeans attillato che termina dentro un paio di anfibi lucidi e legati stretti, la testa rasata. Ai ragazzi non resta il minimo dubbio, a seguirli erano due neonazisti. Si avvicinano, iniziano le provocazioni. Qualche battuta, uno sfottò per un look troppo appariscente. La tensione tra le coppie di giovani aumenta, gli sguardi si fanno truci.

Il sorriso beffardo delle due teste rasate diventa sfida. «Perché non andiamo a farci un giro?». Accettare o rifiutare, a quel punto, è la stessa cosa. Coraggio e paura sono un unico sentimento: «Andiamo pure», rispondono i due fratelli. Una battuta che per i picchiatori vale quanto accettare il confronto. Francesco e Luca voltano le spalle alle due teste rasate, la violenza scatta in un attimo. Giusto il tempo per i due di armarsi uno di un tirapugni in acciaio, l’altro di un coltello. Luca riceve un pugno sulla schiena, si volta e il tirapugni lo colpisce in pieno volto, tra gli occhi. La colluttazione dura pochi minuti, uno dei due ragazzi con un tagliacarte ferisce Francesco in viso, in pancia, sulle gambe. Luca reagisce brutalmente, sollevando e scaraventando uno dei due teppisti in mezzo alla strada, scagliandosi poi anche sull’altro. «Cosa fai bastardo? La dovete finire, lasciateci stare!». Una reazione inattesa, che evita il peggio. Le urla risvegliano il quartiere: chi non dormiva ha assistito alla scena, ha pensato ad un banale diverbio tra ragazzi. Gli aggressori, solo a quel punto, capiscono che è meglio abbandonare l’impresa. Il rischio, ora che è giorno, è quello di attirare troppa attenzione. Magari anche quella delle forze dell’ordine.

Enrico Romanetto


[25 aprile a Torino] Corteo itinerante nel quartiere Vanchiglia e Cena antifascista al csoa Askatasuna.

Published on 12:09, 04/24,2008

Quest'anno il 25 aprile avra' un sapore particolare, un po' come quando nel 1994 vinse la destra con Berlusconi. Quando le elezioni vanno cosi' male (per il centro sinistra si intende) scatta anche nei pseudo antifascisti un pizzico di orgoglio e capita di rivederli in piazza, quella piazza che noi non abbiamo mai lasciato indipendentemente dal colore di chi stava al governo. Comunque vada riusciamo a caratterizzarci sempre ed a distinguerci da chi vuole strumentalizzare questa giornata, in particolare da chi lo fa solo in alcuni momenti e in altri, invece, si nasconde o parla di equidistanza, di pari dignita'. Ma soprattutto la memoria del 25 aprile noi la portiamo nelle nostre lotte all'universita' ed in quartiere quando impediamo ai fascisti di sfilare.

Quest'anno per il 25 aprile abbiamo deciso di sfilare in quartiere, il quartiere abbandonato dalla sinistra storica (quella istituzionale, divenuta storica per la sua scomparsa dal parlamento e dalle piazze), che ci samo ripresi e che facciamo rivivere ogni giorno; questa volta lo facciamo ricordando i partigiani che hanno perso la vita nelle vie tra corso Regina e corso San Maurizio per la mano infame dei fascisti.

Abbiamo deciso di rivivere la Resistenza in Vanchiglia anziche' in piazza Castello con il sindaco Chiamparino, perche' noi, a differenza di altri, vediamo nella memoria l'esempio e nella lotta la pratica.

 


 


[Boicotta la fiera del Libro] Incontro/scontro con Travaglio e elenco iniziative della Primavera Palestinese.

Published on 13:25, 04/17,2008

Manca meno di un mese all'inizio della Fiera del Libro di Torino ed alla conseguente manifestazione nazionale pro-Palestina. Le iniziative si susseguono giornalmente ed anche i sostenitori della fiera muovono i loro passi per recuperare il terreno perso. Loro organizzano "dibattiti" militarizzati dentro il rettorato a cui vorrebbero impedire l'accesso a studenti e studentesse, e che cercano improbabili equilibrismi sulla questione palestinese. Noi, dall'altra parte, siamo gia' pronti con un fronte compatto, con l'universita' di torino che sta assumendo le forme del baluardo critico nei confronti dello stato d'Israele. Dentro le mura dell'ateneo si sono gia' tenuti numerosi e partecipati dibatti, l'ultimo in ordine di tempo quello con Vattimo e D'orsi, e se ne susseguiranno molti altri nei prossimi giorni.

Qui vi vogliamo presentare il dibattito organizzato con Marco Travaglio, che ha pubblicamente dichiarato la propria contrarieta' al boicottaggio, sulle ragioni della protesta, e le prossime scadenze in vista del corteo nazionale del 10 Maggio.

 La Primavera Palestinese

Giovedì 17 Aprile - ore 22.00

Proiezione del film “A song from a narrow path – storie da Gerusalemme" di Akram Safari al Circolo Asylum di Collegno

A cura del Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Torino

Dal 21 al 24 aprile

Biblioteca di Torrazza (Chivasso - To)

Esposizione per le scuole di una mostra sulla Naknah

A cura del Comitato “Ricordare la nakbah”

Lunedì 21 aprile - Ore 17.30

Aula 2 – Palazzo Nuovo

Boicottare la fiera del libro: una buona o una cattiva idea?

Si confrontano Marco Travaglio e il collettivo universitario autonomo di Torino

Organizza il laboratorio universitario per i saperi contro la guerra

Martedì 22 aprile - ore 18.00

Presentazione del libro “Cento anni di cultura palestinese” curato da Isabella Camera D’Afflitto alla libreria “Torre di Abele”. Sarà presente la curatrice

A cura del Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Torino

Mercoledì 23 Aprile - Ore 9.00-13.30

Sala Dopolavoro Ferroviario-via Sacchi,63: Quale pace in Palestina: riflessioni sulla questione israelo-palestinese

Convegno con G. Frankel, D. Carminati, K. Younis, A. d’Orsi, G. Vattimo

A cura del Centro Studi per la Scuola Pubblica e della Confederazione Cobas

Ore 21.00

Csoa Gabrio

Proiezione di PARADISE NOW di Hany Abu-Assad

Martedì 29 Aprile - ore 19.30

Al cinema King Kong proiezione di tre film: “Bedù” di Luzzati, “Straniera a casa mia, Gerusalemme” di Sahera Dirbas ed un documentario sul Muro della Vergogna

A cura del Comitato di solidarietà con il popolo palestinese di Torino

Ore 21.00

Bologna: Incontro/dibattito all’università sulle proteste contro la Fiera del libro di Torino

Intervengono il Network antagonista torinese, il Comitato Ricordare la Nakbah, Sandro Mezzadra, Gianni Vattimo

A cura del collettivo universitario autonomo di Bologna

Mercoledì 30 aprile

Csoa Gabrio

Proiezione di INTERVENTO DIVINO di Elia Suleiman

Venerdì 2 maggio - Ore 21.00

Csoa Askatasuna

Presentazione di “Scorrete lacrime, disse lo sceriffo” di Philip K. Dick

Il laboratorio occupato Crash! E Valerio Evangelisti intervengono in favore del boicottaggio della Fiera del libro e dell’invito a Israele come ospite d’onore

Organizza il Network Antagonista Torinese

Da Lunedì 5 a Venerdì 9 maggio

Spazio Free Palestine a Palazzo Nuovo

Mostre, banchetti di controinformazione, esposizioni di libri

A cura del collettivo universitario autonomo di Torino
Lunedì 5 e Martedì 6 maggio

Sede da definire

Seminario internazionale: Le democrazie occidentali e la pulizia etnica della Palestina

Intervengono Gianni Vattimo, Aharon Shabtai, Giorgio Frankel, Alfredo Tradardi, Diana Carminati e altri

A cura dell’ISM - Italia

Mercoledì 7 maggio

Csoa Gabrio

Proiezione de LA SPOSA SIRIANA di Eran Riklis

Mercoledì 7, Giovedì 8 e Venerdì 9 maggio

Cinema Fratelli Marx

Rassegna cinematografica di opere palestinesi

A cura dell’Associazione “Lo sguardo di Handala” di Roma

Venerdì 9 maggio

Palazzo Nuovo

Intervento di Tariq Ali sulla situazione palestinese e sulla contestazione della Fiera del libro

A cura del network antagonista torinese

Sabato 10 maggio - Ore 14.00

Manifestazione nazionale per la Palestina

Concentramento Corso Marconi

Conclusione al Lingotto, sede della Fiera internazionale del libro

Indetta dall’Assemblea Free Palestine di Torino e dal Forum Palestina

 


Addio Comandante Bulow

Published on 01:39, 01/22,2008



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Il Papa alla Sapienza.. anzi no!

Published on 02:28, 01/17,2008


Un comunicato della stampa vaticana notifica che il Vaticano ha "ritenuto opportuno soprassedere" alla visita del Papa all'università la Sapienza "a seguito delle ben note vicende di questi giorni".
Gli studenti che questa mattina sono passati dalle parole ai fatti hanno ottenuto un risultato insperato: impaurito da un'immagine "a rischio", la compagine governativa del pontefice ha optato per una soluzione di ripiego, giocando però la carta della vittima dell'intolleranza, da far pagare alle contro-parti misere della politica istituzionale che già si sbracciano in dichiarazioni di solidarietà e testimonianze di sdegno.
Una mossa "furba" con cui Ratzinger raccoglie - in anticipo - l'unità delle forze politiche partitiche sulla battaglia ben più consistente che si giocherà intorno alla famigerata "moratoria sull'aborto" con relativo attacco alla 194.

Alla Sapienza occupato il Rettorato contro la militarizzazione dell'ateneo per la visita del Papa
Questa mattina intorno a mezzogiorno un gruppo di studenti ha occupato il rettorato dell'Università La sapienza di Roma per chiedere "il diritto di manifestare" in occasione della presenza del Papa giovedì prossimo, all'inaugurazione dell'anno accademico. Una cinquantina di aderenti alla "Rete di autoformazione" è entrata nell'aula del Senato accademico per portarvi una protesta sentita collettivamento dal corpo studentesco e docente.
Con questa iniziativa gli studenti della Rete per l’autoformazione denunciano il clima di militarizzazione che si vive in questi giorni a La Sapienza e vogliono garanzie e risposte chiare sulla possibilità di poter manifestare liberamente il proprio dissenso giovedì mattina in occasione della visita del Papa.
Dall'incontro con il Rettore, gli studenti hanno ottenuto uno spazio per manifestare contro la visita di Benedetto XVI. La manifestazione potrà iniziare alle 9 del mattino e lo spazio è quello tra piazzale della Minerva e la facoltà di Lettere.

per info: www.infoaut.org



Comunicati della Rete per l'Autoformazione di Roma:
1. La Sapienza ostaggio del Papa - 14 gennaio
2. Occupato il rettorato - 15 gennaio
3. Intollerante è chi non accetta il dissenso! - 15 gennaio
4. Riprendiamoci l'università - 16 gennaio

Ascolta/scarica l'intervista con Vanessa
della Rete per l'Autoformazione





Il Papa non entra! Festa alla Sapienza!

La visita di Joseph Ratzinger all’Università La Sapienza di Roma è stata annullata per una decisione del Vaticano, a causa delle proteste annunciate contro la sua presenza e di quelle che già in questi giorni hanno attraversato l’ateneo romano. Le reazioni del mondo politico sono state ancora una volta caratterizzate dalla totale unanimità: da destra a sinistra, dal governo all’opposizione, da Rifondazione Comunista ad Alleanza Nazionale, tutti i politici hanno espresso rimpianto e disapprovazione. Anche il mondo giornalistico si è mostrato ancora una volta compatto, con poche eccezioni, e allineato sulle posizioni della politica del Vaticano e dei partiti, sempre più lontana dalla società italiana e dalle contraddizioni da cui essa è attraversata.
La società italiana del terzo millennio è sempre più attraversata da pratiche e costumi sociali che esprimono indifferenza ai dogmi, scetticismo, relativismo culturale. La popolazione diserta da decenni le chiese, dove le funzioni religiose sono celebrate ormai soltanto ad uso di poche persone anziane, mentre i luoghi di culto sono valorizzati dalla stragrande maggioranza delle persone solamente come beni architettonici ed opere d’arte. Anche coloro che si dicono cristiani lo fanno per lo più senza conoscere le basi dottrinali di quella religione, e i fedeli del 2008 intrattengono relazioni sessuali fuori dal matrimonio, usano gli anticoncezionali, non pregano e non frequentano le funzioni religiose. Il dirsi cattolici è oggi semmai per alcuni un modo per distinguersi da altre popolazioni e culture, da chi è straniero, da chi viene percepito nella nostra società come diverso o nemico.
Anche se oggi è di gran moda, nella politica e nel giornalismo nostrani, additare la secolarizzazione come una catastrofe storica, occorre ricordare che questo fenomeno è il risultato epocale di lotte, conflitti e rivoluzioni politiche, sociali e culturali. Chi vede le contestazioni al papa come gesti di intolleranza non ricorda che la Chiesa cattolica ha perseguitato per secoli le più elementari libertà personali, ha impedito il libero pensiero, ha bruciato sul rogo le donne accusate di essere streghe, i filosofi e gli scienziati che intendevano indagare i misteri della natura in modo indipendente, le minoranze religiose e politiche, gli omosessuali, fino all’alleanza politica della Chiesa con il fascismo e il nazismo – e con mille altre dittature fasciste in tutto il mondo –, e alle sue responsabilità rispetto allo sterminio degli ebrei. L’Europa ha patito per millenni le conseguenza nefaste del potere culturale e temporale di un’istituzione che oggi come allora pretende di essere depositaria di una verità assoluta e insindacabile, come mostrano i continui attacchi del pontefice al diritto all’aborto, alla pratica del divorzio, alle relazioni omosessuali, all’uso degli anticoncezionali, alla ricerca scientifica e medica sulle cellule staminali e alla procrezione assistita.
La Chiesa continua ad essere nemica delle donne, dei giovani, di chi vuole praticare scelte libere e autonome, e non brucia più nessuno sui roghi soltanto perché, nei secoli, i movimenti sociali e gli stati nazionali laici ne hanno ridotto notevolmente – spesso anche con le cannonate – il potere politico, che resta tuttavia asfissiante e contro il quale è ancora molto importante mettere in campo pratiche politiche, scientifiche e culturali di resistenza.
In questo senso siamo solidali con gli studenti, i ricercatori e i docenti che hanno protestato contro la visita del papa, ottenendo infine il risultato dell’annullamento della sua visita. Quello universitario è un mondo che, pur nei suoi limiti e nelle sue insufficienze, porta avanti ricerche scientifiche che sono possibili solo in virtù del rifiuto del principio fondante di ogni chiesa e di ogni religione, ossia che esista un punto di vista superiore a quello umano, di fronte al quale saremmo tenuti a mostrare sottomissione intellettuale e obbedienza dottrinale. Le pratiche di vita di noi studenti infine, tutte improntate alla varietà delle opinioni e dei comportamenti, alla libertà delle pratiche sessuali e alla critica dei poteri che pretendono di fondarsi su dottrine inconfutabili, sono già di per sé terreno di contraddizione con l’oscurantismo e l’arroganza che contraddistinguono i comportamenti e il pensiero di un uomo come Joseph Ratzinger.

Collettivo Universitario Autonomo


[Polemica sui ricercatori precari] L'università baronale e la cooptazione degli aspiranti ricercatori

Published on 01:59, 01/08,2008


Italia, Dicembre 2007 - Da qualche settimana circola veloce una polemica nel mondo dei ricercatori. Polemica perché così è stata letta da coloro che si sono sentiti tirare in ballo. Il 12 dicembre il quotidiano Il Manifesto ha pubblicato una lettera (in forma ridotta per esigenze di spazio, InfoAut la pubblica per esteso) a firma di Giulio Palermo, ricercatore di economia politica presso l'università di Brescia, studioso che non ha rinunciato alla sua criticità e che è riuscito a veder confermato il suo ruolo solo tramite un ricorso al Tar. Giulio ha, per ultimo, partecipato alla due giorni "Per un'università critica" all'interno della festa di Radio Onda d'Urto, dove ha presentato il suo libro "Il mito del mercato globale. Critica delle teorie neoliberiste" (testo scaricabile in pdf dal suo sito).

La lettera su Il Manifesto è una provocazione, ma anche una costatazione di una realtà che assiste alla riproduzione della cultura dominante tramite il giogo degli attempati meccanismi di entrata nel "sistema università". Le critiche fatte sono dure e esplicite, si prende il problema alla radice, mettendo in discussione addirittura la denominazione stessa della categoria ricercatori precari:

"Voi non siete né ricercatori, né precari. Non siete ricercatori perché a questa funzione, in Italia, si accede per concorso, e voi questo concorso (truccato) non l'avete ancora vinto. Non siete nemmeno precari perché la precarietà significa innanzitutto un rapporto di dipendenza dalle forze impersonali del mercato, che in voi non esiste", arrivando a designare una nuova definifizione: "aspiranti ricercatori in corso di cooptazione".

L' inoppugnabile regole-base della cooptazione viene messa a nudo: l'obbedienza al referente, al barone di turno, è la fonte da cui il sistema trova la forza per riprodursi, per conservarsi, qualunque sia il colore del governo in carica. La critica mossa è politica, non personale come l'irrazionalità e il qualunquismo dei commenti presenti sul blog della Rete Nazionale Ricercatori Precari vorrebbero far credere. Si analizza e critica il soggetto "ricercatori precari" innanzitutto per la rottura che questi non fanno nei confronti del sistema, contribuendo quindi a conservarlo, ma anche per la limitatezza della loro azione politica, fatta di speranze legate alle promesse di questo o quell'altro politicante in carriera, di denunce portatrici di richieste di supposta trasparenza, di vittimismo fino a sé stesso. Ovviamente non bisogna dimenticare come il mondo dei ricercatori precari sia estremamente eterogeneo al suo interno, probabile causa prima di un discorso politico che non riesce ad uscire dal semplice sindacalismo. Quello che Giulio configura è un soggetto chiuso, capace di guardare nel suo solo orticello, incapace di rompere la schiavitù baronale/personale a cui sono sottoposti e di sviluppare un pensiero critico rispetto alle proprie condizioni e ai mutamenti di ciò che li circonda.

Desideri di salire in cattedra, come traspare dall'intervista realizzata con Giulio Palermo, non ve ne sono: le valutazioni espresse non hanno l'arroganza di indicare una via o di attaccare una categoria perché insidiosa, tutt'altro, vogliono provocare e portare ad una discussione, ad una presa di coscienza che manca, senza la quale una qualsiasi lotta politica è destinata a fallire.

Infatti viene fatto un passo in più:

"Le vere vittime sono invece quegli uomini e quelle donne che sono respinte dal sistema cooptativo, quelli che non accettano i compromessi intellettuali cui vi piegate voi e, per questo, non riescono nemmeno ad ottenere la posizione precaria di cui vi lamentate tanto. E poi, ovviamente, ci sono gli studenti, che pagano il conto della dequalificazione di questo sistema, che passa innanzi tutto per la dequalificazione vostra (e dei baroni che vi hanno preceduto nella scalata accademica) e per la vostra incapacità di costruirvi un percorso scientifico autonomo e critico".

Giulio focalizza su due aspetti spesso sorvolati: chi dissente, chi mantiene e difende la sua autonomia e criticità viene escluso, marginalizzato da un "sistema università" che necessita più di soldati che di teste pensanti; il riconoscimento dell'esistenza di un movimento studentesco vivo ed attivo nelle università, "che lotta contro la mancanza di percorsi critici nell'università, che contesta i contenuti e i metodi degli insegnamenti e che si oppone alla mercificazione dell'università e alle sue funzioni di indottrinamento e controllo sociale". La superficialità con cui di frequente questo binomio è stato trattato è palese: il pensiero indipendente proveniente dagli sporadici casi di ribellione al baronato universitario viene etichettato molto spesso con la follia, con la denigrazione (come questo caso dimostra); e dall'altro lato l'interesse ad un lavoro comune con il movimento universitario è soventemente venuto meno, con responsabilità e limiti di entrambi, nonostante i collettivi universitari siano sempre stati capaci di costruire opposizione, con risultati alterni, alimentando il dibattito e creando conflitto, quindi opponendosi senza mediazioni al vigente sistema universitario e costruendo spazi di contropotere (e contro-sapere) nelle università.

La lettera di Giulio Palermo su Il Manifesto termina con una speranza, una proposta da cui (ri)partire, nonostante la durezza e la radicalità del suo intervento: rompere le regole della cooptazione, prendere coscienza dell'enorme potenziale che detiene la funzione sociale dei ricercatori, recuperando un'autonomia di pensiero e lavorando con il movimento studentesco; per opporsi alla vero nemico di una pratica critica e libera, la classe baronale, altrimenti "un altro mondo è possibile ma ci sarà la stessa università"..

Il sasso è stato lanciato, con coraggio, ora tocca innanzitutto ai ricercatori, ma anche ai collettivi universitari, rispondere alla questione posta, aprendo una discussione non volta alla difesa del proprio, ma all'attacco di un sistema venduto alla mercificazione del sapere ed alla conservazione dei privilegi di pochi.

Ascolta l'intervista a Giulio Palermo
(a cura di Parole Ribelli)

[settimanale di controinformazione sul/dall'università del Collettivo Universitario Autonomo di Torino;
in onda ogni giovedì dalla 14 alle 16 sulle frequenze di Radio Blackout]

Il botta e risposta avvenuto sulle pagine culturali de Il Manifesto:

>> La lettera di Giulio Palermo

>> Leggi la versione integrale della lettera di Giulio Palermo a Il Manifesto
>> La risposta dei ricercatori e degli assegnisti precari de La Sapienza

vedi anche:

>> sito di Giulio Palermo

>> blog della Rete Nazionale Ricercatori Precari



l'articolo sul portale d'informazione antagonista InfoAut
per info: www.infoaut.org - www.uniriot.org


Un no che è una barricata, una barricata che difende il futuro

Published on 18:00, 01/07,2008



In questi giorni stiamo assistendo alla lotta delle comunità campane con estrema attenzione. Forme di lotta sorelle delle lotte resistenti della Val di Susa, di Vicenza e di mille altri paesi dove è la lotta popolare a parlare il linguaggio della politica. Ma anche ad incisivi momenti di lotta metropolitana incontrollabile, non etichettabile, “banlieusard” verrebbe da dire, metropolitana tradurremmo.

La vicenda napoletana traduce chiaramente il vero dramma della politica istituzionale, la gestione di un sistema marcio molto più a fondo dei rifiuti di cui si parla, incapace di gestire, di trovare alternative,di organizzare null’altro che l’emergenza e l’insicurezza. Non ci sono schieramenti se non di comodo, centro-destra o centro-sinistra si dimostrano la stessa monnezza, politica, economica e sociale. Ci troviamo di fronte ad un coro che si alza a gran voce, che richiama la camorra ad attore protagonista della vicenda rifiuti, dell’organizzazione della protesta e gestore della crisi rifiuti. Ma per piacere! Se la camorra avesse il potere di gestire momenti di conflittualità sociale così estesi, così massificati e così incisivi lo farebbe più spesso, in un altro modo, si organizzerebbe una volta per tutte per prendere il controllo di tutto il potere sul territorio. E’ fastidioso e ripugnante sentire questa lezione in continuazione sulla criminalità organizzata ormai paravento per ogni causa e nemico numero uno, soprattutto delle sinistre. Discorsi infimi e falsi da ogni punto di vista li si guardi. La camorra, la mafia la ‘ndrangheta vivono e si riproducono insieme al potere politico ed economico, ne sono un asse portante, sono ossigeno uno dell’altro. Sono due forme statuali che si autoalimentano marciando a braccetto, questa e la verità. Fare campagne per la legalità sulla pelle dei morti esautorando il potere politico istituzionale dalle cause è opera vera di marketing, per le mafie e per la politica. La situazione napoletana dimostra il fallimento della politica dei vari Bassolino, Jervolino e dei governi che si sono alternati. Lì sono le colpe della situazione, e se dobbiamo tirare dentro qualcuno tiriamoci dentro le lobby degli inceneritori, dei gestori dell’energia, i palazzinari, i Romiti , l’Impregilio. Tutti soggetti che alla camorra da tempo versando liquidità mantenendo la situazione dei rifiuti nello stato in cui versa da decenni. E’il connubio tra i poteri il vero problema. Poi si sa, oggi più che mai è in questi momenti che gli imprenditori del disastro sguazzano, pronti a costruire o ricostruire, a incenerire o a nuclearizzare, ma di sicuro ad incassare.

E’ inammissibile che oggi qualcuno venga ad accusare le popolazioni in lotta come causa della situazione. Non ne sono né effetto né causa, ne sono finalmente antagoniste. Da tempo serviva questa scossa, serviva una sollevazione popolare che difendesse la salute e il territorio, e che attaccasse i responsabili del disastro direttamente. Pensate, i politici da 15000 euro al mese chiedono ai cittadini di Pianura responsabilità, ragionevolezza e, come sempre, lo chiedono dalle loro scrivanie, dopo aver inviato plotoni di polizie...
Ragionevolezza… se no siete camorristi!
Ma come mai, in questi anni, la Campania è sempre stata commissariata? Come mai non è mai stato messo in atto un programma che inverte la tendenza mettendo in atto raccolte differenziate, riciclaggio ecc…Sarà colpa della Camorra? Forse, ma di sicuro la Camorra da sola non agisce, la lista delle colpe è lunga e la camorra sta in altre liste per quello che riguardano le sue colpe. In questo caso la responsabilità va cercata nella cordata politico-istituzionale: i commissari straordinari, i sindaci, i presidenti della Regione e della Provincia, i ministri e i capi di stato; sono loro i responsabili.

Le popolazioni oggi, condannate da tempo a vivere il degrado con l’immondizia ovunque e una cronica la rinuncia alla salute, semplicemente non ci stanno più; e si ribellano!
Ora basta, basta sopportare, e poi cosa hanno come prospettiva, la riapertura di discariche colme da tempo e se gli andrà bene tre begli inceneritori che completeranno l’opera di diffusione di malattie mortali che i rifiuti a cielo aperto non hanno ancora fatto. Un futuro di disgrazie e di tumori, e quindi basta, come è doveroso e giusto. Dopo la Valle di Susa tutto è possibile, un senso di rivincita aleggia tra chi ha sempre pensato che “tanto non serve a niente” “e una cosa più grande di noi”, “tanto hanno già deciso”, l’eterno ritornello della rassegnazione.
No, oggi è il no a dimostrare, è la barricata, è il presidio, è il blocco. E’ la sana lotta popolare a parlar chiaro. E il conflitto, barbaro, indecifrabile ma determinato, che fa tremare i signori del nulla.

A Napoli la situazione acquista poi delle caratteristiche tutte proprie, di giorno sembra di rivedere i presidi della valle di Susa, di notte la lotta si estende alla partecipazione allo scontro di giovani espulsi dalla società della bella politica, espulsi dai cicli di produzione, inclassificati dai programmi elettorali. Soggetti di un conflitto basato sul rifiuto, sulla rottura, fuori dagli schemi politici. Assaltano sedi di partito, respingono polizia e carabinieri, alzano barricate e attuano blocchi stradali, chiudono i quartieri e si muovono rapidi, si sciolgono e riappaiono nel momento dello scontro. E’ guerriglia metropolitana, simile ai momenti di scontro di piazza, ma distante dalle logiche che oggi purtroppo conosciamo, è incisiva ed immediata e attacca con metodo i simboli e i responsabili, dimostrando nei risultati, un’anti-istuzionalità radicale e ben definita. E’ spontanea ma trova in forme di autorganizzazione sociale la sua espressione e il suo potenziamento. Saranno classificati camorristi, ma sono i giovani dei quartieri e degli stadi, e in questa lotta riversano quell’incompatibilità che non può essere fermata da una carica della polizia, che non indietreggia, che innalza barricate per difendersi sì, ma per conquistarsi un diritto al futuro, un altro futuro, non sicuramente quello già scritto per loro.

Network Antagonista Torinese
Csoa Askatasuna – Csa Murazzi – Collettivo Universitario Autonomo


[No alla discarica] Scontri con la polizia, blocchi. Pianura resiste

Published on 03:21, 01/04,2008



Pianura resiste.
"No alle discariche: nè a Pianura, nè altrove".
Scontri con la polizia, incendi, blocchi stradali e ferroviari.
Segui la lotta contro la discarica nel quartiere napoletano di Pianura su www.infoaut.org.


[Assemblea Permanente Studenti Precari] Contro-inaugurazione dell'anno accademico: occupata la presidenza di lettere!

Published on 23:50, 12/05,2007

ASSEMBLEA PERMANENTE STUDENTI PRECARI
COMUNICATO STAMPA
 


Oggi cinque dicembre l'assemblea permanente studenti-precari ha occupato, interropendone i lavori, la presidenza della facoltà di lettere.
Verso le undici una cinquantina di studentesse e studenti sono entrati negli uffici della presidenza impossessandosi delle macchine fotocopiatrici e mettendole gratuitamente a disposizione di tutti. Nel frattempo una serie di interventi nelle aule dell'università ha interrotto il regolare svolgimento delle lezioni per invitare i presenti alla partecipazione. Prontamente un numero cospicuo di studenti ha risposto all'appello invadendo le aule della presidenza e fotocopiando i libri di testo.

Questa iniziativa si inserisce in un percorso di lotte volte a dar voce alle esigenze e alle istanze degli studenti-precari. Si tratta di un primo passo nel senso di una generale riaffermazione delle esigenze immediate e dei bisogni che gravano sulla quotidianità degli student* e che l'università persiste sempre più a voler disconoscere. Il caro studi, l'aumento sproporzionato delle tasse ed un impiego dei fondi universitari totalmente slegato dalle necessità diffuse tra gli studenti, congiunte ad una situazione lavorativa che precarizza ulteriormente le nostre condizioni, non possono più essere accettate supinamente.



CONTROINAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO


Lunedì scorso l'Università di Torino si è fatta ancora una volta vetrina: l'inizio dell'anno accademico è una delle occasioni in cui il bel volto dell'università, fatto di baroni, aule magne scintillanti e retorica della competitività viene messo in mostra e celebrato.
Ma dietro a questa vetrina esiste un mondo del quale iniziative come quella di lunedì preferiscono tacere. L'università che si fa azienda non è infatti in grado di fornire ai soggetti che la rendono viva e ne fanno la ricchezza nessun servizio all'altezza della situazione: nessun discorso viene fatto sulla condizione di studentesse e studenti costretti a venire sfruttati in un qualche call center di turno per pagarsi le tasse universitarie e l'affitto, i libri di testo e i pasti quotidiani. Nessuna parola viene spesa per spiegare agli studenti in che modo l'università di Torino intende utilizzare i soldi che ogni anno arrivano abbondanti nelle sue casse. Sembra che ciò che conta non sia altro che la celebrazione dell'università come luogo della produzione, senza alcun riguardo per i soggetti che la rendono tale.
Per opporsi a questa situazione una serie di gruppi e collettivi universitari si sono riuniti nell'assemblea degli studenti precari: dopo l'azione dimostrativa all'Infopoint universitario di via Po del mese scorso, oggi abbiamo deciso di prenderci l'atrio di Palazzo Nuovo per dimostrare come le studentesse e gli studenti non restano passivi di fronte a processi decisionali che continuamente li scavalcano e ne ignorano i bisogni reali. Si tratta oggi di riappropriarsi degli spazi dell'Università e di rivendicare con forza i nostri bisogni e i nostri desideri: contro la proprietà privata del sapere, contro le spese insostenibili, per un reale accesso alla conoscenza e alla possibilità di gestire autonomamente i propri studi. Contro il ricatto di chi vuole imporci una vita miserabile, fatta di rinunce e sacrifici, con la promessa che un giorno, forse, anche noi potremmo essere parte della vetrina scintillante e dimenticare l'oscuro retrobottega nel quale oggi siamo confinati, rivendichiamo con forza che

L'UNIVERSITA' E' DEGLI STUDENTI!

ASSEMBLEA PERMANENTE STUDENTI PRECARI


[24 novembre - piazza Esedra - Roma] Corteo contro la violenza sulle donne

Published on 21:57, 11/23,2007


Il 24 novembre si terrà a Roma la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne. Una scadenza che va ad assumere una grossa importanza sia per la denuncia che intende portare in piazza sia perché va ad inserirsi in un clima di forte strumentalizzazione politica e mediatica. Ci troviamo infatti all’interno di un sistema generalizzato e diffuso che vive e si nutre di “violenza sulle donne”.
I media sbandierano i casi più eclatanti e tenaci di violenza alle donne da parte degli immigrati da un lato per far emergere il sempre ben accetto “problema sicurezza”, dall’altro soprattutto negli ultimi anni per porre la cultura occidentale al di sopra delle altre, elogiando il grado di “libertà” che da noi le donne vivono.
Purtroppo è ben risaputo il ruolo che la donna è costretta a vivere e subire ovunque nel mondo, anche in quei paesi dove i movimento delle donne hanno portato ad effettivi cambiamenti.
Vogliono farci credere, o anche solo far vedere, che la violenza sulle donne è esclusivamente di tipo sessuale e da attribuire nella maggioranza dei casi a cittadini extracomunitari.
Forse perché la violenza di un maschio bianco non sta sullo stesso piano della violenza di un maschio nero africano o asiatico.
In realtà basterebbe osservare le più recenti statistiche per avere un quadro significativo della situazione; sono dati che non vanno letti come semplici cifre, questi numeri sono importanti perché sono donne:
- ogni giorno 7 donne in Italia sono vittima di violenza sessuale.
- solo il 3,5% delle violenze avviene fuori casa.
- solo nell’8,6% dei casi la violenza sessuale viene praticata in un luogo pubblico. Più spesso gli stupri avvengono nella propria abitazione (31,2%), in automobile (24,4%) o nella casa dell’aggressore (10%).
Da tali dati si evince che nella stragrande maggioranza dei casi l’aggressore è una persona ben conosciuta dalla vittima, che può essere il marito o il convivente (20,2% dei casi), un amico (23,8%), il fidanzato (17,4%), un conoscente (12,3%); solo il 3,5% dei violentatori non ha mai visto la sua vittima prima dello stupro.
Successivi dati confutano la tesi per cui questo tipo di violenze possano essere ricondotte a problemi di forte disagio socio-economico o psicologico.
Mettere continuamente l’accento sull’entità del problema, non significa cadere nella ripetitività, ridondanza o relegare il problema a questioni statistiche; vale la pena porre sistematicamente la questione in risalto, perché la prima causa di morte delle donne nel mondo è proprio la violenza, fisica o sessuale. Vale la pena continuare ad interrogarsi, confrontarsi sul problema, porre le dinamiche uomo-donna come centrali per una reale crescita della società e degli individui, per non permettere che la voce più forte sia quella dei politici e dei mass media, con le loro strumentalizzazioni.
L’esempio più eloquente è recente. E’ di poche settimane fa le decisione del governo di promuovere un decreto espulsioni; intervento d’emergenza a seguito del dibattito scatenatosi intorno ad una brutale violenza eseguita da un rom su una sua connazionale. La denuncia del fatto ha portato poi allo sgombero del campo nomadi in cui viveva la stessa donna rom.
Pensare di poter arginare il problema della violenza maschile sulla donna con un decreto che favorisca l’espulsione dei migranti farebbe quasi ridere se non ci trovassimo in un contesto drammatico.
Significa non voler affrontare il problema, strumentalizzare la questione e ricondurla ad un problema di sicurezza delle città o di ordine pubblico. Significa dare spazio agli sfoghi razzisti e legittimarli, fornire alle destre nuovi spunti per la loro propaganda xenofoba, ma significa soprattutto ignorare che le violenze di cui sono continuamente vittime le donne non hanno nulla a che fare con l’etnia dell’aggressore, la sua cultura, religione o classe sociale.
L’elemento primario da tenere in conto è che il 90% delle violenze avviene tra le mura di casa, all’interno dell’istituto familiare, venerato a destra e a sinistra come baluardo di civiltà imprescindibile.
Il problema va quindi ricondotto al contesto socio-culturale di stampo patriarcale in cui ci ritroviamo, che da sempre pone l’uomo in una posizione di forza e vantaggio maggiori rispetto alla donna, la quale,se non si decide di intraprendere un percorso di ribaltamento dei ruoli, rischia di rimanere relegata al ruolo di vittima. Vittima anche al di fuori del contesto domestico; la stessa difficoltà che la donna trova nell’emanciparsi dalla famiglia la ritrova anche fuori, sotto diverse forme, ad esempio nel mondo del lavoro, quando non le verrà riconosciuta la libertà di essere madre (il datore di lavoro in molti casi tende a non assumere giovani donne a causa di una loro possibile maternità…che costa!). Anche questa è violenza.
Come è violenza la continua ingerenza della chiesa sui temi riguardanti il corpo delle donne e le tematiche sessuali, vedi l’aborto, l’omosessualità, i dico, la procreazione medicalmente assistita, ecc., tutto ciò affiancato ad una continua difesa del modello di famiglia tradizionale, ormai in evidente crisi.
Quanto ai media, essi contribuiscono a perpetuare lo stereotipo di una donna “oggetto”, nel senso che viene utilizzata in tutti i programmi semplicemente come corpo su cui i telespettatori maschi possano sbavare e far alzare l’audience.
Donne che ammiccano e che nell’uomo generano l’idea che una donna non possa e non voglia rifiutare le attenzioni maschili.
Questo porta l’uomo a pensare che può comprare il corpo femminile e se non ci riesce la frustrazione lo porterà alle solite considerazioni circa l’universo femminile.
E’ un circolo vizioso dove molte donne credono di aver trovato il paradiso ma che non fa altro che alimentare la loro dipendenza e sottomissione ad un sistema maschile/maschilista patriarcale che si regge sulla limitazione della libertà di scelta della donna.
Certo la colpa non può essere solo dei media. Che auspica diverse forme di (auto)organizzazione sociale non può prescindere dal prendere parte ad una lotta di liberazione che non può che liberare tutti. Il capitalismo vive di maschilismo ed è sicuramente una lotta che vale la pena di essere combattuta. Non basta certo condannare i casi più eclatanti per sviare le contraddizioni in cui tutti i compagni maschi sono più o meno immersi.
Persistono infatti atteggiamenti reazionari quando non di aperta ostilità nei confronti delle libere scelte di donne e compagne che fanno fare diversi passi indietro ad un movimento che dice di voler cambiare le cose.
La violenza sulle donne è un problema su cui dovrebbero riflettere anche i maschi che rifiutano di sentirsi parte in causa.
Ed è proprio la questione maschile che nell’avvicinarsi alla scadenza del 24 ha fatto da protagonista in molti dibattiti tra compagne, donne e femministe.
Le assemblee tenutesi a Roma in preparazione della manifestazione sulla violenza maschile contro le donne hanno prodotto la scelta che si trattasse di un appuntamento “di donne e per donne”, partendo dalla lettura che ci fosse una forte esigenza di un protagonismo al femminile. Si tratta di lanciare il messaggio che devono essere le donne stesse, in primis, a denunciare il fenomeno della violenza maschile, a prendere coscienza della loro forza e delle proprie possibilità, con rabbia e rivendicando un percorso di autodeterminazione.
Dall’altro lato ci sono state donne, tra cui le compagne torinesi di Facciamo Breccia, che hanno voluto portare un’altra posizione, che non va letta in contrapposizione alla scelta fatta dal coordinamento organizzatore, bensì come riflessione aggiuntiva, come un ulteriore contributo. Donne che avrebbero preferito la possibilità di una partecipazione mista al corteo,in quanto un confronto uomo/donna su quello che ormai viene definito “femminicidio” è forse la strada migliore da intraprendere per ridiscutere i ruoli e le contraddizioni presenti in ognuno/a di noi e nei rapporti che viviamo.
Perché il confronto, più che l’esclusione, può portare ad una crescita individuale e collettiva e tocca al movimento, per primo, iniziare a ragionare su questa strada.

Ascolta/scarica l'intervista con Valentina di Facciamo Breccia - Torino [*]

Leggi la feature su InfoAut



Quello che segue è il documento prodotto dalle compagne di Facciamo Breccia di Torino:

A tutte le donne che stanno costruendo la manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile sulle donne

Dalla riunione di riflessione sulla manifestazione del 24/11 contro la violenza sulle donne a cui hanno partecipato alcune compagne di Askatasuna, Rosse Fuoco, Gabrio, Collettivo Mafalda, Collettivo Muntzer, Ladyfest, è uscita la seguente riflessione..

Siamo le donne di Facciamo Breccia Torino, alcune di noi fanno parte di collettivi femministi, altre di collettivi universitari e/o centri sociali, tutte ci riconosciamo nel movimento antagonista.
Seppure da oltre un anno lavoriamo insieme (molte di noi in altri ambiti da molto prima) sul tema della violenza di genere, non abbiamo potuto partecipare alle assemblee che ci sono state a Roma, e ce ne dispiace. Riconosciamo a chi ha partecipato, da Roma e dalle altre città, il merito di aver pensato la manifestazione, di aver messo a disposizione energie e tempo per costruirla, nel modo in cui le presenti hanno ritenuto efficace.
Non vogliamo quindi mettere in discussione le decisioni raggiunte e le disposizioni per la manifestazione, vorremmo semplicemente portare il nostro contributo, nell’auspicio che la discussione possa proseguire serenamente, nel reciproco rispetto e nel reciproco riconoscimento di percorsi e pratiche.
Abbiamo infatti molto condiviso l’appello che chiama le donne alla mobilitazione: siamo stufe della violenza sui corpi delle donne e siamo esasperate dalle strumentalizzazioni che ne fanno i media, servi dei politicanti di destra e di sinistra. Troviamo la situazione particolarmente odiosa perché da un lato ci designano come vittime e ci spingono a rinchiuderci nelle case, dall’altro ci usano a pretesto per provvedimenti di stampo repressivo che generano solo odio e paura. E sappiamo bene che l’odio e la paura conducono sempre alla violenza…

Vorremmo però riprendere la discussione sulle pratiche e riportare le nostre perplessità sulla decisione di fare una manifestazione chiusa agli uomini, discussione affrontabile anche, con calma, a corteo avvenuto, perché i toni che abbiamo letto sul blog e su molte mailing list (compresa quella interna di facciamo breccia) non ci sono piaciuti affatto: verso chi ha posto la questione molte hanno usato toni prescrittivi o giudicanti (“o così, o siete contro le donne”), o di rifiuto dell’argomento (“se discutete le pratiche, non vi interessa il contenuto”). Alcune, esasperate da ciò, hanno deciso di non partecipare, e di questo ci dispiace molto.
Come abbiamo scritto, alcune di noi appartengono ad un percorso femminista e si ritrovano in collettivi di sole donne, altre hanno partecipato in diverse occasioni a momenti di discussione non-misti e non-mista è stata la riunione che ha portato a scrivere questa lettera: non siamo quindi contrarie a prescindere a momenti “separati” tra donne e siamo anzi convinte che ben abbiano fatto, le donne, a porre con forza in determinati momenti, la necessità di pratiche separatiste.
Ma non ci sembra la pratica adatta a questa occasione.
E questo per alcune ragioni, che cercheremo di descrivere nel modo più chiaro possibile, partendo dalle nostre esperienze quotidiane.

La ragione forte è che siamo fermamente convinte che qualsiasi movimento di liberazione da un’oppressione, soprattutto in questa fase storica, abbia la necessità, oltre che di fondarsi sull’autorganizzazione, di essere in grado di costruire alleanze e sinergie. Lo crediamo fermamente come militanti antagoniste, lo crediamo fermamente anche “in quanto donne e in quanto femministe”: Anche per questo, abbiamo scelto, oltre al percorso “tra donne”, di fare parte di una realtà “mista” come Facciamo Breccia, tanto più che molte di noi fanno parte di centri sociali e/o collettivi misti. Ad esempio, quando discutiamo del diritto al matrimonio per gay e lesbiche, in Facciamo Breccia Torino, portiamo la nostra elaborazione di femministe sulla critica alla famiglia (compresi i dati sulla violenza in famiglia!). Quando abbiamo discusso nei luoghi misti di precarietà, abbiamo contribuito con la nostra analisi sul fatto che la precarietà della vita è innanzitutto femminile ed è un
ostacolo contro l’autodeterminazione, in particolare contro l’autodeterminazione delle giovani donne. Quando abbiamo discusso e agito sulle questioni legate ai/alle migranti, abbiamo imposto che si adottasse un punto di vista non solo maschile anche se la maggior parte dei migranti che si stava mobilitando e che stavamo intercettando era prevalentemente maschile, abbiamo segnalato i rischi di riferirsi alle autorità religiose (per esempio Imam) per relazionarsi con alcuni gruppi, ci siamo immaginate forme di relazione con le donne migranti, anche se spesso non abbiamo saputo metterle in pratica in maniera efficace.

La nostra collocazione, di femministe e di antagoniste, ci obbliga costantemente a mettere in relazione le cose e a ragionare sulla complessità e sulle contraddizioni. D'altra parte la violenza maschile contro le donne è in stretta relazione con la violenza esercitata sui soggetti considerati deboli, diversi, discostanti dalla norma.
Ci siamo chieste ad esempio: chissà che cosa avrebbe prodotto discutere della manifestazione del 24 non solo con le donne ma anche magari con le associazioni di migranti e con chi si occupa del tema, o con i/le rom (sono poche le migranti organizzate o che si espongono, e che vanno comunque valorizzate al massimo, ma molte di più sono le organizzazioni miste e quasi interamente maschili)? Magari sarebbe stato il momento per mettere insieme le rispettive analisi, per dire “ai migranti” (inteso ai gruppi di migranti organizzati, misti-a prevalenza maschile) che per noi femministe loro non sono gli stupratori, i violenti, i cattivi tout court, ma nel contempo per affrontare anche con loro un discorso di consapevolezza senza strumentalizzazioni razziste sulla questione della violenza maschile, col diritto reciproco a criticare atteggiamenti e posizioni.
In questo spirito di dialettica continua, noi ci siamo battute ed in parte abbiamo ottenuto, con mille limiti e debolezze, che le realtà miste di cui facciamo parte abbiano chiaro che il neutro-maschile che comprende tutti/e non esiste. L’abbiamo imposto discutendo in maniera accesa, a volte litigando, a volte, semplicemente, spiegandoci. Abbiamo incontrato resistenze, ma anche voglia di mettersi in discussione, e vorremmo poter lavorare su quest&rsq