[Processo agli antifascisti e antirazzisti torinesi] Pesanti le richieste del pm Tatangelo: dai 2 ai 5 anni

Published on 10/30,2007

Striscione per la libertà degli antifascisti

E' stata una mattinata all'insegna del protagonismo del Pm Tatangelo quella consumatasi oggi tra le mura del Tribunale di Torino. Una requisitora che si è protratta per ore, un'arzigogolata "analisi" degli eventi del 18 giugno 2005 che portano il noto Pubblico Ministero torinese a chiedere pene severe per dieci compagni rei di aver manifestato solidarietà a migranti in rivolta e aver espresso la propria identità antifascista. Com'è costume di questi tempi, un processo alle intenzioni e contro le persone.
Le pene più "lievi" per i 2 compagni accusati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale in occasione del presidio di solidarietà al cpt di corso Brunelleschi (maggio 2005): 1 anno e 4 mesi uno, 2 anni l'altro. Decisamente più dure le condanne richieste invece per gli antifascisti accusati per i cosiddetti "scontri" di via Po del 18 giugno 2005. Ancora una volta si parla di "devastazione e saccheggio". Quì è l'effetto Genova a farsi sentire: Tatangelo chiede al giudice una sentenza esemplare: 5 anni e 5 mesi per tutti con una punta di 5 anni e 7 mesi per un compagno ritenuto particolarmente "pericoloso" per la sua presenza in numerose situazioni di piazza.
Poco importa che la difesa abbia più volte cercato di dimostrare l'infondatezza di molte delle situazioni contestate; la spropositata distanza tra fatti realmente accaduti e severità del reato contestato; o sul fatto, per esempio, che per nulla chiara risulti la dinamica della ricostruzione dei fatti al punto che ancora oggi non si sa se i quattro tavolini ribaltati siano frutto di un'autodifesa dei compagn* o effetto della carica dei celerini.
Quello che conta per il Pm Tatangelo non sono i fatti! Come un novello inquisitore Tatangelo chiede di condannare "l'intenzionalità" dei soggetti presenti in piazza quel pomeriggio d'estate. Ancora una volta, vediamo all'opera una magistratura politica che all'analisi della realtà preferisce sondare gli animi degli inquisiti. Una strana torsione del Diritto (anche per quello "borghese") dove questo non sta più a segnare una frontiera all'azione dell'autorità penale e giudiziaria ma si trasforma in principio ispiratore di una "Giustizia" che presuppone il conflitto sociale come crimine.
Altro dato politico fondamentale, nel motivare la sua richiesta il Pubblico Ministero ha fatto più volte rifermento alle richieste eclatanti di Canepa-Canciani per il G8 di Genova 2001 e alle evoluzioni del processo milanese riguardante i fatti dell'11 marzo 2006. Si profila dunque una continuità d'approcio delle principali magistrature del nord del paese per qunto riguarda i reati ascritti alle manifestazioni di protesta.
La mattinata ha anche visto uno stravagante e discrezionale uso dei poteri della magistratura. Tutte le persone che entravano per assistere al processo venivano identificate da un gruppo di Digos all'entrata. La cosa non era mai accaduta in precedenza alle altre udienze. A tutti oggi sono stati presi i documenti. Pare che il provvedimento sia stato disposto dal PM Tatangelo in persona.

Leggi la notizia del processo su InfoAut

Ascolta/scarica la diretta effettuata questa mattina
con Roberto dal Palagiustizia




Appello del comitato 18 giugno
sul processo agli antifascisti

Il processo di Torino
per i fatti di via Po del 18 giugno 2005

La rabbia dell'antifascismo

Martedì 30 ottobre 2007 si svolgerà al tribunale di Torino una nuova udienza (forse quella conclusiva) per i fatti di via Po del 18 giugno 2005.
Quel giorno si svolse a Torino una grande manifestazione in solidarietà con due occupanti del Barocchio che erano stati accoltellati da alcuni nazifascisti. La manifestazione di piazza diede luogo a cariche da parte delle forze dell’ordine, cui i giovani antifascisti opposero resistenza. L’esito fu l’arresto con detenzione in carcere di un gruppo di persone, per lo più giovani, cui venne contestato il reato di devastazione e saccheggio.
Si tratta di un’imputazione gravissima, che prevede pene detentive fino a 15 anni.
Essa è stata assurdamente applicata anche per i fatti di Milano dell’11 marzo 2006, e il processo di primo grado si è concluso con 18 condanne a 4 anni; ora di quel processo è in corso l’appello, che si concluderà l’8 novembre prossimo.
Per gli antifascisti torinesi al periodo iniziale di carcerazione seguirono mesi di arresti domiciliari e misure cautelari.
Oggi gli imputati sono in libertà, ma il processo sta avendo il suo corso e l’imputazione continua a gravare su di loro.

Come familiari e amici vorremmo ribadire che gli episodi e le forme di resistenza contestate furono parte di una manifestazione politica, furono l’espressione urlata di idee e valori a cui tutti noi, cittadine e cittadini democratici, continuiamo a fare riferimento.
Chi di noi non ricorda manifestazioni politiche di piazza in cui i diritti, valori e domanda di democrazia non fossero urlati ed espressi in linguaggi ed atteggiamenti che le istituzioni hanno sempre fatto fatica a riconoscere come proprie?
L’imputazione di devastazione e saccheggio è di una tale sproporzione rispetto ai fatti che ci induce sollecitare una riflessione, da parte di tutti, sul significato della parola giustizia e sulle derive che portano alla punizione come repressione di idee.

Nei mesi scorsi moltissimi hanno risposto al nostro appello per una giusta sentenza sui fatti di giugno 2005: anche uomini e donne delle istituzioni, della politica, della cultura, del sindacato, della scuola.
Vogliamo continuare a credere nell’antifascimo, che non è solo un bel retaggio di storia italiana, ma un principio vivo e attuale.

Di volta in volta l’antifascismo assume il volto di coloro che liberarono l’Italia dal regime nazifascista, di coloro che oggi lottano contro il razzismo, la xenofobia, le discriminazioni, le guerre; che lottano per il lavoro, per la pace, per la dignità della vita, per il futuro dei nostri figli.
Di generazione in generazione, il testimone dell’antifascismo passa in mano ai più giovani, i quali lo portano avanti con orgoglio e con rabbia, una rabbia forse difficile da gestire ma che bisogna provare a comprendere.
Non lasciamoli soli!

Comitato antifascista 18 giugno



per info: www.infoaut.org


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