Il governo istituisce i nuovi cpt: carcere etnico e pene prolungate. Sabato: corteo a Torino per Fathi! (cronaca, interviste e materiali)

Published on 19:20, 05/28,2008




|Maggio 2008| Tra i pochi risultati effettivamente ottenuti dal nuovo esecutivo, l'emanazione ieri di una nuova regolamentazione dei famigerati Centri di Permanenza Temporanea che con questo nuovo decreto assumono la forma piena di "carcere etnico": l'immigrazione clandestina come reato, "soggiorno" prolungato fino ai 18 mesi e loro trasformazione in centri di espulsione; l'aspetto più inquietante è l'allestimento di caserme dismesse in inquietanti "centri di identificazione e espulsione".

Certo, tra le dichiarazioni e la loro piena attuazione si apre l'abisso dell'applicabilità effettiva e quotidiana della norma che, più delle scarse e difficoltose resistenze dei movimenti, renderà inapplicabile una normativa che dovrebbe ipso facto incarcerare centinaia milioni di persone che lavorano, producono ricchezza e vivono nel nostro paese e sovraccaricare una burocrazia poliziesca già ingolfata.
Di sicuro però, il Berlusconi-tris schiantatosi contro le resistenze delle popolazioni campane, deve mostrare almeno un pezzo del pugno duro promesso col "Pacchetto Sicurezza", in un clima sociale fomentato da crisi economica e produzione mediatica d'insicurezza; quella stessa che potrebbe anche rivoltarglisi contro se non trova risposta nella corrispettiva produzione di una merce-sicurezza vendibile dall'sitituzione e consumabile dal cittadino-medio.
Ed è allora ancora una voltra contro lo straniero, diverso per definizione, che si può facilmente scagliare e governare il risentimento e l'odio di quote consistenti del corpo sociale.


> Ascolta l'intervista con Alessandro dal Lago "Elementi del Discorso securitario"

>
Il governo delle espulsioni (di Alessandro Dal Lago)

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SABATO 31 MAGGIO: CORTEO PER FATHI/HASSAN E LACHIUSURA DI TUTTI I CPT!

Dentro questo quadro, la morte del migrante marocchino avvenuta domenica nel cpt di corso Brunelleschi, assume rilievo paradigmatico della condizione d'internamento dei migranti vittime dei cpt, del carattere di non-luoghi di queste strutture, dell'infame collaborazionismo dell'impresa umanitaria Croce Rossa nella gestione dell'odierna forma dei campi d'internamento.

Fathi (come si è scoperto chiamarsi il giovane marocchino morto domenica) o Hassan (come l'Italia l'ha chiamato e ucciso), Fathi-Hassan è morto perchè nella contemporanea legislazione dell'Europa Comunitaria (e non nell'eccezione italiana) era,come migliaia di altri suoi fratelli e sorelle, un corpo uccidibile. La sua morte da cane, nella sua eccezionalità, nasconde la norma di una condizione di sotto-cittadinanza tanto comoda al potere/capitale per gestire al ribasso e con ricatto, l'infinita e graduale gerarchia della forza-lavoro mobile e precaria.

Emergono in queste ore con indiscutibile chiarezza, le resposabilità fattuali nella morte di questo giovane della Croce Rossa, accompagnate dalla infami dichiarazioni del suo portavoce colonnello Baldacci, esternazioni che denudano il carattere razzista e coloniale di questa organizzazione para-militare.
Fathi/Hasan non è stato soccorso, è stato letteralemente lasciato morire...

> La ricostruzione della morte di Fathi e le responsabilità da accertare (avv. GL Vitale)


Fin dal giorno della sua morte è scoppiata, disperata, la rabbia dei suoi compagni di detenzione [a lato, alcune foto della rivolta nella notte tra domenica e lunedì] che continuano a portare avanti con disperata determinazione uno sciopero della fame, unico mezzo a loro disposizione per far sentire la propria voce.

> Un'intervista dal cpt in lotta effettuata lunedì da radio blackout


Oltre all'infamia, l'orrore
: la Croce Rossa ha minacciato di sospendere ogni intervento sanitario fino a quando le proteste e lo sciopero della fame intrapresi dai trattenuti non finiranno.

Nel corso della settimana si sono susseguiti una serie di presidi spontanei di solidarietà con la lotta dei migranti detenuti. In questi giorni si sta tentando di costruire un corteo cittadino per chiedere "Verità e Giustizia per Fathi/Hassan", per portare solidarietà ai detenuti di corso brunelleschi, per rivendicare ancora una volta la necessaria chiusura e soppressione di questi odieni orrori giuridicie umani che soni i centri di permenenza (sempre meno) temporanea.

> Le iniziative della settimana: corteo e assemblea pubblica (Claudio-csoa Gabrio)






[Torino] Occupata una palazzina da 80 profughi di Darfur, Eritrea, Etiopia e Somalia

Published on 17:53, 11/18,2007


Dalle 17 di questo pomeriggio l'occupazione di una palazzina sita in via Bologna cerca di costruire una risposta dal basso alla condizione drammatica in cui versano un'ottantina di profughi provenienti dai territori martoriati di un Africa lontana quanto profondamente percorsa dai conflitti di una globalizzazione capitalista che - lì - si gioca all'ultimo sangue.
80 profughi di diversa provenienza etnica, religiosa e linguistica cercano da qualche settimana, di costruire insieme, tra 1000 difficoltà, un pezzo di battaglia comune per la propria dignità di essseri umani. Da oggi escono allo scoperto e lanciano la sfida di una convivenza possibile, aspettando una risposta dal Comune che poterbbe farsi attendere ancora per qualche tempo; spostando la propria condizione di invisibili nello spazio pubblico della visibilità sociale, e quindi politica.
La palazzina, un ex-caserma di vigili urbani, è già stata in passato teatro di precedenti occupazioni, sempre sgomberate dall'efficiente giunta Chiamparino. Oggi il sindaco di questa città, si trova di fronte a un'azione di lotta costruita collettivamente da un gruppo di profughi e migranti, quella che si configura come una risposta all'altezza delle politiche securitarie con cui, da un po' di anni, la politica istituzionale pensa di gestire e risolvere le profonde contraddizioni delle nostre metropoli.
L'occupazione è stata resa possibile grazie al sostegno attivo dei centri sociali Askatasuna e Gabrio, già costituitisi lo scorso anno in comitato di solidarietà con profughi e migranti assieme al Gruppo migranti e a molte individualità che hanno fatto propria questa battaglia.
Lo scorso autunno, una mobilitazione collettiva costruita da questi soggetti con 50 profughi del Darfur con l'allestimento di una tendopoli per una settimana davanti al Comune di Torino, aveva portato al'ottenimento di sistemazioni temporanee presso enti e associazioni del famigerato "terzo settore"; quest'anno centri sociali, profughi e migranti hanno pensato bene di fare da sé..

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Leggi il comunicato del csoa Askatasuna di qualche settimana fà su InfoAut





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Qui di seguito il comunicato del Comitato di solidarietà con profughi e migranti di Torino:

Emergenza profughi

Darfur, Etiopia, Eritrea, Somalia: zone di guerra. Territori contesi dalle multinazionali e dalle grandi potenze che finanziano e armano le parti in conflitto.
Il Darfur è una regione africana posta tra il Sudan, il Ciad ed il Congo. L’Eritrea e l’Etiopia si trovano invece a sud del Sudan, la prima affacciata sul Mar Rosso, l’Etiopia confinante a est con l’Eritrea.
La maledizione del Darfur è la presenza di grosse quantità di petrolio nel sottosuolo che arricchisce le multinazionali ed affama la popolazione. Dal 2003 è in atto un sanguinoso conflitto tra le etnie del Darfur, armate dai mercanti europei ed americani. Le organizzazioni internazionali parlano di genocidio: quattrocentocinquantamila morti, due milioni di profughi, che provano a fuggire da un orrore indicibile.
La sfortuna elle popolazioni abitanti l’Etiopia e l’Eritrea consiste invece nell’essere ostaggio di governi dittatoriali impiegati da anni in un reciproco e sanguinoso conflitto, armato e finanziato dalle grosse potenze occidentali, un confitto che ha finora portato alle popolazioni di quei territori soltanto morte e distruzione. Non molto diversa la guerra civile che da più di un decennio insanguina la Somalia.

Donne, uomini e famiglie intere scappano da queste terre per sottrarsi ad un triste destino di mutilazioni e morte e spesso arrivano in Europa per cercare riparo. Qui gli viene accordato uno dei pochi diritti dei migranti che resiste: lo status di rifugiati politici. E vengono “accolti” nella nostra terra.
In questi ultimi mesi sono arrivati a Torino una cinquantina di profughi di Sudan e Darfur, scampati alla guerra e alla miseria più totale. E sono stati “accolti”: da settimane cercano riparo - vivendo in condizioni a dir poco disumane - in un capannone abbandonato alla periferia di Torino, senza porte né finestre, completamente immersi nell’immondizia. Vivendo senza generi di prima necessità, senza scarpe, senza coperte, raccogliendo l’acqua da una bialera poco distante dal loro accampamento. La situazione si aggrava di giorno in giorno, ed alcuni di loro si stanno ammalando per il freddo e per le condizioni igieniche.

La maggior parte di questo gruppo di profughi ha ottenuto l’asilo politico e quindi ci si sarebbe aspettato che le istituzioni si facessero carico della loro situazione, che li sostenessero nel trovare una casa e un lavoro, ma invece anche questa volta i politici locali hanno preferito far finta di non vedere, abbandonando queste persone al loro destino.
A fronte di un disinteresse totale delle istituzioni, abbiamo deciso di sostenere e supportare questa battaglia per i diritti dei profughi non solo aprendo una vertenza profonda circa la situazione drammatica dei richiedenti asilo; ma affrontando direttamente il problema, conquistando ciò che dovrebbe essere un diritto costituzionale, dando un sostegno reale a chi è costretto a vivere condizioni disumane.

Per queste ragioni abbiamo deciso di sostenere la scelta dei profughi a mobilitarsi per richiamare l’attenzione dei media e della popolazione locale. Per queste ragioni ancora abbiamo con loro deciso di riappropriarci di uno spazio non utilizzato per ribadire una volta in più che la casa non è un lusso ma un diritto di ognuno.

Chiediamo la solidarietà di tutta la cittadinanza per sostenere questa battaglia, dal fondamentale apporto di beni di prima necessità (coperte, alimenti, vestiti..) alla partecipazione attiva in questa lotta per i diritti.

Comitato di solidarietà con profughi e migranti