Studenti multati perche' vogliono laurearsi.

Published on 13:28, 06/04,2008

Un mercoledì come tanti nel pieno della finestra esami, una copisteria vicina a palazzo nuovo, tanti studenti in fila alle fotocopiatrici che come sempre fotocopiano i libri. Fino a qui non ci sarebbe niente di anormale, l’anormalità viene creata da un ispettore della siae che coadiuvato da alcuni agenti della guardia di finanza e della polizia municipale irrompe nella copisteria di via verdi e contesta a cinque studenti di palazzo nuovo una multa di 150 € perché nel fare le loro fotocopie hanno superato il limite del 15%. Al danno si aggiunge anche la beffa, infatti i solerti agenti della guardia di finanza sequestrano le preziose fotocopie. Una logica veramente assurda quella che vieta agli studenti la riproduzione dei libri per gli esami, tanto più che molto spesso molti testi inseriti dai docenti nei vari programmi d’esame non sono neanche in vendita e sono presenti in pochissime biblioteche. In nome di un fantomatico diritto d’autore e del rispetto del copyright, viene legalizzato un nuovo modo di rubare i soldi dalle nostre tasche già pesantemente vessate, da affitti, tasse universitarie e biglietti di tram e treni che aumentano ogni giorno che passa. Il carovita è un dato reale che noi tutti viviamo sulla nostra pelle, ma ciononostante l’università non si adopera a stanziare fondi, anzi preferisce intrattenere rapporti commerciali con le agenzie interinali e con le stesse aziende che assumono noi studenti con contratti da fame.
Come studenti del Collettivo Universitario Autonomo esprimiamo piena solidarietà agli studenti vittime della siae. Rilanciamo la lotta contro il copyright per il libero scambio dei saperi.



Il Papa alla Sapienza.. anzi no!

Published on 02:28, 01/17,2008


Un comunicato della stampa vaticana notifica che il Vaticano ha "ritenuto opportuno soprassedere" alla visita del Papa all'università la Sapienza "a seguito delle ben note vicende di questi giorni".
Gli studenti che questa mattina sono passati dalle parole ai fatti hanno ottenuto un risultato insperato: impaurito da un'immagine "a rischio", la compagine governativa del pontefice ha optato per una soluzione di ripiego, giocando però la carta della vittima dell'intolleranza, da far pagare alle contro-parti misere della politica istituzionale che già si sbracciano in dichiarazioni di solidarietà e testimonianze di sdegno.
Una mossa "furba" con cui Ratzinger raccoglie - in anticipo - l'unità delle forze politiche partitiche sulla battaglia ben più consistente che si giocherà intorno alla famigerata "moratoria sull'aborto" con relativo attacco alla 194.

Alla Sapienza occupato il Rettorato contro la militarizzazione dell'ateneo per la visita del Papa
Questa mattina intorno a mezzogiorno un gruppo di studenti ha occupato il rettorato dell'Università La sapienza di Roma per chiedere "il diritto di manifestare" in occasione della presenza del Papa giovedì prossimo, all'inaugurazione dell'anno accademico. Una cinquantina di aderenti alla "Rete di autoformazione" è entrata nell'aula del Senato accademico per portarvi una protesta sentita collettivamento dal corpo studentesco e docente.
Con questa iniziativa gli studenti della Rete per l’autoformazione denunciano il clima di militarizzazione che si vive in questi giorni a La Sapienza e vogliono garanzie e risposte chiare sulla possibilità di poter manifestare liberamente il proprio dissenso giovedì mattina in occasione della visita del Papa.
Dall'incontro con il Rettore, gli studenti hanno ottenuto uno spazio per manifestare contro la visita di Benedetto XVI. La manifestazione potrà iniziare alle 9 del mattino e lo spazio è quello tra piazzale della Minerva e la facoltà di Lettere.

per info: www.infoaut.org



Comunicati della Rete per l'Autoformazione di Roma:
1. La Sapienza ostaggio del Papa - 14 gennaio
2. Occupato il rettorato - 15 gennaio
3. Intollerante è chi non accetta il dissenso! - 15 gennaio
4. Riprendiamoci l'università - 16 gennaio

Ascolta/scarica l'intervista con Vanessa
della Rete per l'Autoformazione





Il Papa non entra! Festa alla Sapienza!

La visita di Joseph Ratzinger all’Università La Sapienza di Roma è stata annullata per una decisione del Vaticano, a causa delle proteste annunciate contro la sua presenza e di quelle che già in questi giorni hanno attraversato l’ateneo romano. Le reazioni del mondo politico sono state ancora una volta caratterizzate dalla totale unanimità: da destra a sinistra, dal governo all’opposizione, da Rifondazione Comunista ad Alleanza Nazionale, tutti i politici hanno espresso rimpianto e disapprovazione. Anche il mondo giornalistico si è mostrato ancora una volta compatto, con poche eccezioni, e allineato sulle posizioni della politica del Vaticano e dei partiti, sempre più lontana dalla società italiana e dalle contraddizioni da cui essa è attraversata.
La società italiana del terzo millennio è sempre più attraversata da pratiche e costumi sociali che esprimono indifferenza ai dogmi, scetticismo, relativismo culturale. La popolazione diserta da decenni le chiese, dove le funzioni religiose sono celebrate ormai soltanto ad uso di poche persone anziane, mentre i luoghi di culto sono valorizzati dalla stragrande maggioranza delle persone solamente come beni architettonici ed opere d’arte. Anche coloro che si dicono cristiani lo fanno per lo più senza conoscere le basi dottrinali di quella religione, e i fedeli del 2008 intrattengono relazioni sessuali fuori dal matrimonio, usano gli anticoncezionali, non pregano e non frequentano le funzioni religiose. Il dirsi cattolici è oggi semmai per alcuni un modo per distinguersi da altre popolazioni e culture, da chi è straniero, da chi viene percepito nella nostra società come diverso o nemico.
Anche se oggi è di gran moda, nella politica e nel giornalismo nostrani, additare la secolarizzazione come una catastrofe storica, occorre ricordare che questo fenomeno è il risultato epocale di lotte, conflitti e rivoluzioni politiche, sociali e culturali. Chi vede le contestazioni al papa come gesti di intolleranza non ricorda che la Chiesa cattolica ha perseguitato per secoli le più elementari libertà personali, ha impedito il libero pensiero, ha bruciato sul rogo le donne accusate di essere streghe, i filosofi e gli scienziati che intendevano indagare i misteri della natura in modo indipendente, le minoranze religiose e politiche, gli omosessuali, fino all’alleanza politica della Chiesa con il fascismo e il nazismo – e con mille altre dittature fasciste in tutto il mondo –, e alle sue responsabilità rispetto allo sterminio degli ebrei. L’Europa ha patito per millenni le conseguenza nefaste del potere culturale e temporale di un’istituzione che oggi come allora pretende di essere depositaria di una verità assoluta e insindacabile, come mostrano i continui attacchi del pontefice al diritto all’aborto, alla pratica del divorzio, alle relazioni omosessuali, all’uso degli anticoncezionali, alla ricerca scientifica e medica sulle cellule staminali e alla procrezione assistita.
La Chiesa continua ad essere nemica delle donne, dei giovani, di chi vuole praticare scelte libere e autonome, e non brucia più nessuno sui roghi soltanto perché, nei secoli, i movimenti sociali e gli stati nazionali laici ne hanno ridotto notevolmente – spesso anche con le cannonate – il potere politico, che resta tuttavia asfissiante e contro il quale è ancora molto importante mettere in campo pratiche politiche, scientifiche e culturali di resistenza.
In questo senso siamo solidali con gli studenti, i ricercatori e i docenti che hanno protestato contro la visita del papa, ottenendo infine il risultato dell’annullamento della sua visita. Quello universitario è un mondo che, pur nei suoi limiti e nelle sue insufficienze, porta avanti ricerche scientifiche che sono possibili solo in virtù del rifiuto del principio fondante di ogni chiesa e di ogni religione, ossia che esista un punto di vista superiore a quello umano, di fronte al quale saremmo tenuti a mostrare sottomissione intellettuale e obbedienza dottrinale. Le pratiche di vita di noi studenti infine, tutte improntate alla varietà delle opinioni e dei comportamenti, alla libertà delle pratiche sessuali e alla critica dei poteri che pretendono di fondarsi su dottrine inconfutabili, sono già di per sé terreno di contraddizione con l’oscurantismo e l’arroganza che contraddistinguono i comportamenti e il pensiero di un uomo come Joseph Ratzinger.

Collettivo Universitario Autonomo


[Polemica sui ricercatori precari] L'università baronale e la cooptazione degli aspiranti ricercatori

Published on 01:59, 01/08,2008


Italia, Dicembre 2007 - Da qualche settimana circola veloce una polemica nel mondo dei ricercatori. Polemica perché così è stata letta da coloro che si sono sentiti tirare in ballo. Il 12 dicembre il quotidiano Il Manifesto ha pubblicato una lettera (in forma ridotta per esigenze di spazio, InfoAut la pubblica per esteso) a firma di Giulio Palermo, ricercatore di economia politica presso l'università di Brescia, studioso che non ha rinunciato alla sua criticità e che è riuscito a veder confermato il suo ruolo solo tramite un ricorso al Tar. Giulio ha, per ultimo, partecipato alla due giorni "Per un'università critica" all'interno della festa di Radio Onda d'Urto, dove ha presentato il suo libro "Il mito del mercato globale. Critica delle teorie neoliberiste" (testo scaricabile in pdf dal suo sito).

La lettera su Il Manifesto è una provocazione, ma anche una costatazione di una realtà che assiste alla riproduzione della cultura dominante tramite il giogo degli attempati meccanismi di entrata nel "sistema università". Le critiche fatte sono dure e esplicite, si prende il problema alla radice, mettendo in discussione addirittura la denominazione stessa della categoria ricercatori precari:

"Voi non siete né ricercatori, né precari. Non siete ricercatori perché a questa funzione, in Italia, si accede per concorso, e voi questo concorso (truccato) non l'avete ancora vinto. Non siete nemmeno precari perché la precarietà significa innanzitutto un rapporto di dipendenza dalle forze impersonali del mercato, che in voi non esiste", arrivando a designare una nuova definifizione: "aspiranti ricercatori in corso di cooptazione".

L' inoppugnabile regole-base della cooptazione viene messa a nudo: l'obbedienza al referente, al barone di turno, è la fonte da cui il sistema trova la forza per riprodursi, per conservarsi, qualunque sia il colore del governo in carica. La critica mossa è politica, non personale come l'irrazionalità e il qualunquismo dei commenti presenti sul blog della Rete Nazionale Ricercatori Precari vorrebbero far credere. Si analizza e critica il soggetto "ricercatori precari" innanzitutto per la rottura che questi non fanno nei confronti del sistema, contribuendo quindi a conservarlo, ma anche per la limitatezza della loro azione politica, fatta di speranze legate alle promesse di questo o quell'altro politicante in carriera, di denunce portatrici di richieste di supposta trasparenza, di vittimismo fino a sé stesso. Ovviamente non bisogna dimenticare come il mondo dei ricercatori precari sia estremamente eterogeneo al suo interno, probabile causa prima di un discorso politico che non riesce ad uscire dal semplice sindacalismo. Quello che Giulio configura è un soggetto chiuso, capace di guardare nel suo solo orticello, incapace di rompere la schiavitù baronale/personale a cui sono sottoposti e di sviluppare un pensiero critico rispetto alle proprie condizioni e ai mutamenti di ciò che li circonda.

Desideri di salire in cattedra, come traspare dall'intervista realizzata con Giulio Palermo, non ve ne sono: le valutazioni espresse non hanno l'arroganza di indicare una via o di attaccare una categoria perché insidiosa, tutt'altro, vogliono provocare e portare ad una discussione, ad una presa di coscienza che manca, senza la quale una qualsiasi lotta politica è destinata a fallire.

Infatti viene fatto un passo in più:

"Le vere vittime sono invece quegli uomini e quelle donne che sono respinte dal sistema cooptativo, quelli che non accettano i compromessi intellettuali cui vi piegate voi e, per questo, non riescono nemmeno ad ottenere la posizione precaria di cui vi lamentate tanto. E poi, ovviamente, ci sono gli studenti, che pagano il conto della dequalificazione di questo sistema, che passa innanzi tutto per la dequalificazione vostra (e dei baroni che vi hanno preceduto nella scalata accademica) e per la vostra incapacità di costruirvi un percorso scientifico autonomo e critico".

Giulio focalizza su due aspetti spesso sorvolati: chi dissente, chi mantiene e difende la sua autonomia e criticità viene escluso, marginalizzato da un "sistema università" che necessita più di soldati che di teste pensanti; il riconoscimento dell'esistenza di un movimento studentesco vivo ed attivo nelle università, "che lotta contro la mancanza di percorsi critici nell'università, che contesta i contenuti e i metodi degli insegnamenti e che si oppone alla mercificazione dell'università e alle sue funzioni di indottrinamento e controllo sociale". La superficialità con cui di frequente questo binomio è stato trattato è palese: il pensiero indipendente proveniente dagli sporadici casi di ribellione al baronato universitario viene etichettato molto spesso con la follia, con la denigrazione (come questo caso dimostra); e dall'altro lato l'interesse ad un lavoro comune con il movimento universitario è soventemente venuto meno, con responsabilità e limiti di entrambi, nonostante i collettivi universitari siano sempre stati capaci di costruire opposizione, con risultati alterni, alimentando il dibattito e creando conflitto, quindi opponendosi senza mediazioni al vigente sistema universitario e costruendo spazi di contropotere (e contro-sapere) nelle università.

La lettera di Giulio Palermo su Il Manifesto termina con una speranza, una proposta da cui (ri)partire, nonostante la durezza e la radicalità del suo intervento: rompere le regole della cooptazione, prendere coscienza dell'enorme potenziale che detiene la funzione sociale dei ricercatori, recuperando un'autonomia di pensiero e lavorando con il movimento studentesco; per opporsi alla vero nemico di una pratica critica e libera, la classe baronale, altrimenti "un altro mondo è possibile ma ci sarà la stessa università"..

Il sasso è stato lanciato, con coraggio, ora tocca innanzitutto ai ricercatori, ma anche ai collettivi universitari, rispondere alla questione posta, aprendo una discussione non volta alla difesa del proprio, ma all'attacco di un sistema venduto alla mercificazione del sapere ed alla conservazione dei privilegi di pochi.

Ascolta l'intervista a Giulio Palermo
(a cura di Parole Ribelli)

[settimanale di controinformazione sul/dall'università del Collettivo Universitario Autonomo di Torino;
in onda ogni giovedì dalla 14 alle 16 sulle frequenze di Radio Blackout]

Il botta e risposta avvenuto sulle pagine culturali de Il Manifesto:

>> La lettera di Giulio Palermo

>> Leggi la versione integrale della lettera di Giulio Palermo a Il Manifesto
>> La risposta dei ricercatori e degli assegnisti precari de La Sapienza

vedi anche:

>> sito di Giulio Palermo

>> blog della Rete Nazionale Ricercatori Precari



l'articolo sul portale d'informazione antagonista InfoAut
per info: www.infoaut.org - www.uniriot.org


Collettivo Universitario Autonomo

Published on 10:40, 10/02,2007

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Il Cua è un collettivo universitario, attivo fin dal 1996 all'interno dell'università di Torino, momento di riflusso del movimento della Pantera in cui si iniziò con l'occupazione dello spazio ex acquario, tuttora nostro luogo di riunione. Il Cua, come sapranno tutti coloro che ci conoscono da tempo, non partecipa alle elezioni universitarie perchè sostiene una pratica politica dal basso ed autorganizzata, ma nonostante ciò è sempre stato, e lo è tuttora, in prima linea nelle lotte per l'affermazione dei bisogni e dei desideri degli studenti, oltre che nelle iniziative antifasciste, come le cacciate dei fascisti da Palazzo Nuovo, e contro la guerra, si ricordi la contestazione del vice ambasciatore israeliano Cohen, fino alle occupazioni contro l'università-azienda, vedi l'ultimo ciclo di lotta contro la riforma Moratti. Autonomia, sapere e conflitto.

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La riunione del Cua è tutti i martedì alle 17:30 allo spazio ex acquario del primo piano di Palazzo Nuovo.

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Parole Ribelli, settimanale di contro-informazione dall'università del Collettivo Universitario Autonomo.
Ogni giovedì, dalle 14 alle 16, su Radio 2000 Blackout, sui 105.250 fm o in streaming, và in onda la trasmissione del collettivo, con un format che vuole dare spazio alle voci critiche dentro le università e nelle metropoli
in cui queste sono inserite.



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Il blog cua-to.noblogs.org del Collettivo Universitario Autonomo di Torino nasce con le giornate di Metropolis del 2-3-4 ottobre 2007; gli altri suoi links, suddivisi per categorie, è possibile trovarli nell'apposita sezione "link", mentre tutto il materiale (documenti - immagini - audio - video) utilizzato per i posts del blog è rintracciabile nell'area "album".