Addio Comandante Bulow

Published on 01:39, 01/22,2008



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Il Papa alla Sapienza.. anzi no!

Published on 02:28, 01/17,2008


Un comunicato della stampa vaticana notifica che il Vaticano ha "ritenuto opportuno soprassedere" alla visita del Papa all'università la Sapienza "a seguito delle ben note vicende di questi giorni".
Gli studenti che questa mattina sono passati dalle parole ai fatti hanno ottenuto un risultato insperato: impaurito da un'immagine "a rischio", la compagine governativa del pontefice ha optato per una soluzione di ripiego, giocando però la carta della vittima dell'intolleranza, da far pagare alle contro-parti misere della politica istituzionale che già si sbracciano in dichiarazioni di solidarietà e testimonianze di sdegno.
Una mossa "furba" con cui Ratzinger raccoglie - in anticipo - l'unità delle forze politiche partitiche sulla battaglia ben più consistente che si giocherà intorno alla famigerata "moratoria sull'aborto" con relativo attacco alla 194.

Alla Sapienza occupato il Rettorato contro la militarizzazione dell'ateneo per la visita del Papa
Questa mattina intorno a mezzogiorno un gruppo di studenti ha occupato il rettorato dell'Università La sapienza di Roma per chiedere "il diritto di manifestare" in occasione della presenza del Papa giovedì prossimo, all'inaugurazione dell'anno accademico. Una cinquantina di aderenti alla "Rete di autoformazione" è entrata nell'aula del Senato accademico per portarvi una protesta sentita collettivamento dal corpo studentesco e docente.
Con questa iniziativa gli studenti della Rete per l’autoformazione denunciano il clima di militarizzazione che si vive in questi giorni a La Sapienza e vogliono garanzie e risposte chiare sulla possibilità di poter manifestare liberamente il proprio dissenso giovedì mattina in occasione della visita del Papa.
Dall'incontro con il Rettore, gli studenti hanno ottenuto uno spazio per manifestare contro la visita di Benedetto XVI. La manifestazione potrà iniziare alle 9 del mattino e lo spazio è quello tra piazzale della Minerva e la facoltà di Lettere.

per info: www.infoaut.org



Comunicati della Rete per l'Autoformazione di Roma:
1. La Sapienza ostaggio del Papa - 14 gennaio
2. Occupato il rettorato - 15 gennaio
3. Intollerante è chi non accetta il dissenso! - 15 gennaio
4. Riprendiamoci l'università - 16 gennaio

Ascolta/scarica l'intervista con Vanessa
della Rete per l'Autoformazione





Il Papa non entra! Festa alla Sapienza!

La visita di Joseph Ratzinger all’Università La Sapienza di Roma è stata annullata per una decisione del Vaticano, a causa delle proteste annunciate contro la sua presenza e di quelle che già in questi giorni hanno attraversato l’ateneo romano. Le reazioni del mondo politico sono state ancora una volta caratterizzate dalla totale unanimità: da destra a sinistra, dal governo all’opposizione, da Rifondazione Comunista ad Alleanza Nazionale, tutti i politici hanno espresso rimpianto e disapprovazione. Anche il mondo giornalistico si è mostrato ancora una volta compatto, con poche eccezioni, e allineato sulle posizioni della politica del Vaticano e dei partiti, sempre più lontana dalla società italiana e dalle contraddizioni da cui essa è attraversata.
La società italiana del terzo millennio è sempre più attraversata da pratiche e costumi sociali che esprimono indifferenza ai dogmi, scetticismo, relativismo culturale. La popolazione diserta da decenni le chiese, dove le funzioni religiose sono celebrate ormai soltanto ad uso di poche persone anziane, mentre i luoghi di culto sono valorizzati dalla stragrande maggioranza delle persone solamente come beni architettonici ed opere d’arte. Anche coloro che si dicono cristiani lo fanno per lo più senza conoscere le basi dottrinali di quella religione, e i fedeli del 2008 intrattengono relazioni sessuali fuori dal matrimonio, usano gli anticoncezionali, non pregano e non frequentano le funzioni religiose. Il dirsi cattolici è oggi semmai per alcuni un modo per distinguersi da altre popolazioni e culture, da chi è straniero, da chi viene percepito nella nostra società come diverso o nemico.
Anche se oggi è di gran moda, nella politica e nel giornalismo nostrani, additare la secolarizzazione come una catastrofe storica, occorre ricordare che questo fenomeno è il risultato epocale di lotte, conflitti e rivoluzioni politiche, sociali e culturali. Chi vede le contestazioni al papa come gesti di intolleranza non ricorda che la Chiesa cattolica ha perseguitato per secoli le più elementari libertà personali, ha impedito il libero pensiero, ha bruciato sul rogo le donne accusate di essere streghe, i filosofi e gli scienziati che intendevano indagare i misteri della natura in modo indipendente, le minoranze religiose e politiche, gli omosessuali, fino all’alleanza politica della Chiesa con il fascismo e il nazismo – e con mille altre dittature fasciste in tutto il mondo –, e alle sue responsabilità rispetto allo sterminio degli ebrei. L’Europa ha patito per millenni le conseguenza nefaste del potere culturale e temporale di un’istituzione che oggi come allora pretende di essere depositaria di una verità assoluta e insindacabile, come mostrano i continui attacchi del pontefice al diritto all’aborto, alla pratica del divorzio, alle relazioni omosessuali, all’uso degli anticoncezionali, alla ricerca scientifica e medica sulle cellule staminali e alla procrezione assistita.
La Chiesa continua ad essere nemica delle donne, dei giovani, di chi vuole praticare scelte libere e autonome, e non brucia più nessuno sui roghi soltanto perché, nei secoli, i movimenti sociali e gli stati nazionali laici ne hanno ridotto notevolmente – spesso anche con le cannonate – il potere politico, che resta tuttavia asfissiante e contro il quale è ancora molto importante mettere in campo pratiche politiche, scientifiche e culturali di resistenza.
In questo senso siamo solidali con gli studenti, i ricercatori e i docenti che hanno protestato contro la visita del papa, ottenendo infine il risultato dell’annullamento della sua visita. Quello universitario è un mondo che, pur nei suoi limiti e nelle sue insufficienze, porta avanti ricerche scientifiche che sono possibili solo in virtù del rifiuto del principio fondante di ogni chiesa e di ogni religione, ossia che esista un punto di vista superiore a quello umano, di fronte al quale saremmo tenuti a mostrare sottomissione intellettuale e obbedienza dottrinale. Le pratiche di vita di noi studenti infine, tutte improntate alla varietà delle opinioni e dei comportamenti, alla libertà delle pratiche sessuali e alla critica dei poteri che pretendono di fondarsi su dottrine inconfutabili, sono già di per sé terreno di contraddizione con l’oscurantismo e l’arroganza che contraddistinguono i comportamenti e il pensiero di un uomo come Joseph Ratzinger.

Collettivo Universitario Autonomo


[Polemica sui ricercatori precari] L'università baronale e la cooptazione degli aspiranti ricercatori

Published on 01:59, 01/08,2008


Italia, Dicembre 2007 - Da qualche settimana circola veloce una polemica nel mondo dei ricercatori. Polemica perché così è stata letta da coloro che si sono sentiti tirare in ballo. Il 12 dicembre il quotidiano Il Manifesto ha pubblicato una lettera (in forma ridotta per esigenze di spazio, InfoAut la pubblica per esteso) a firma di Giulio Palermo, ricercatore di economia politica presso l'università di Brescia, studioso che non ha rinunciato alla sua criticità e che è riuscito a veder confermato il suo ruolo solo tramite un ricorso al Tar. Giulio ha, per ultimo, partecipato alla due giorni "Per un'università critica" all'interno della festa di Radio Onda d'Urto, dove ha presentato il suo libro "Il mito del mercato globale. Critica delle teorie neoliberiste" (testo scaricabile in pdf dal suo sito).

La lettera su Il Manifesto è una provocazione, ma anche una costatazione di una realtà che assiste alla riproduzione della cultura dominante tramite il giogo degli attempati meccanismi di entrata nel "sistema università". Le critiche fatte sono dure e esplicite, si prende il problema alla radice, mettendo in discussione addirittura la denominazione stessa della categoria ricercatori precari:

"Voi non siete né ricercatori, né precari. Non siete ricercatori perché a questa funzione, in Italia, si accede per concorso, e voi questo concorso (truccato) non l'avete ancora vinto. Non siete nemmeno precari perché la precarietà significa innanzitutto un rapporto di dipendenza dalle forze impersonali del mercato, che in voi non esiste", arrivando a designare una nuova definifizione: "aspiranti ricercatori in corso di cooptazione".

L' inoppugnabile regole-base della cooptazione viene messa a nudo: l'obbedienza al referente, al barone di turno, è la fonte da cui il sistema trova la forza per riprodursi, per conservarsi, qualunque sia il colore del governo in carica. La critica mossa è politica, non personale come l'irrazionalità e il qualunquismo dei commenti presenti sul blog della Rete Nazionale Ricercatori Precari vorrebbero far credere. Si analizza e critica il soggetto "ricercatori precari" innanzitutto per la rottura che questi non fanno nei confronti del sistema, contribuendo quindi a conservarlo, ma anche per la limitatezza della loro azione politica, fatta di speranze legate alle promesse di questo o quell'altro politicante in carriera, di denunce portatrici di richieste di supposta trasparenza, di vittimismo fino a sé stesso. Ovviamente non bisogna dimenticare come il mondo dei ricercatori precari sia estremamente eterogeneo al suo interno, probabile causa prima di un discorso politico che non riesce ad uscire dal semplice sindacalismo. Quello che Giulio configura è un soggetto chiuso, capace di guardare nel suo solo orticello, incapace di rompere la schiavitù baronale/personale a cui sono sottoposti e di sviluppare un pensiero critico rispetto alle proprie condizioni e ai mutamenti di ciò che li circonda.

Desideri di salire in cattedra, come traspare dall'intervista realizzata con Giulio Palermo, non ve ne sono: le valutazioni espresse non hanno l'arroganza di indicare una via o di attaccare una categoria perché insidiosa, tutt'altro, vogliono provocare e portare ad una discussione, ad una presa di coscienza che manca, senza la quale una qualsiasi lotta politica è destinata a fallire.

Infatti viene fatto un passo in più:

"Le vere vittime sono invece quegli uomini e quelle donne che sono respinte dal sistema cooptativo, quelli che non accettano i compromessi intellettuali cui vi piegate voi e, per questo, non riescono nemmeno ad ottenere la posizione precaria di cui vi lamentate tanto. E poi, ovviamente, ci sono gli studenti, che pagano il conto della dequalificazione di questo sistema, che passa innanzi tutto per la dequalificazione vostra (e dei baroni che vi hanno preceduto nella scalata accademica) e per la vostra incapacità di costruirvi un percorso scientifico autonomo e critico".

Giulio focalizza su due aspetti spesso sorvolati: chi dissente, chi mantiene e difende la sua autonomia e criticità viene escluso, marginalizzato da un "sistema università" che necessita più di soldati che di teste pensanti; il riconoscimento dell'esistenza di un movimento studentesco vivo ed attivo nelle università, "che lotta contro la mancanza di percorsi critici nell'università, che contesta i contenuti e i metodi degli insegnamenti e che si oppone alla mercificazione dell'università e alle sue funzioni di indottrinamento e controllo sociale". La superficialità con cui di frequente questo binomio è stato trattato è palese: il pensiero indipendente proveniente dagli sporadici casi di ribellione al baronato universitario viene etichettato molto spesso con la follia, con la denigrazione (come questo caso dimostra); e dall'altro lato l'interesse ad un lavoro comune con il movimento universitario è soventemente venuto meno, con responsabilità e limiti di entrambi, nonostante i collettivi universitari siano sempre stati capaci di costruire opposizione, con risultati alterni, alimentando il dibattito e creando conflitto, quindi opponendosi senza mediazioni al vigente sistema universitario e costruendo spazi di contropotere (e contro-sapere) nelle università.

La lettera di Giulio Palermo su Il Manifesto termina con una speranza, una proposta da cui (ri)partire, nonostante la durezza e la radicalità del suo intervento: rompere le regole della cooptazione, prendere coscienza dell'enorme potenziale che detiene la funzione sociale dei ricercatori, recuperando un'autonomia di pensiero e lavorando con il movimento studentesco; per opporsi alla vero nemico di una pratica critica e libera, la classe baronale, altrimenti "un altro mondo è possibile ma ci sarà la stessa università"..

Il sasso è stato lanciato, con coraggio, ora tocca innanzitutto ai ricercatori, ma anche ai collettivi universitari, rispondere alla questione posta, aprendo una discussione non volta alla difesa del proprio, ma all'attacco di un sistema venduto alla mercificazione del sapere ed alla conservazione dei privilegi di pochi.

Ascolta l'intervista a Giulio Palermo
(a cura di Parole Ribelli)

[settimanale di controinformazione sul/dall'università del Collettivo Universitario Autonomo di Torino;
in onda ogni giovedì dalla 14 alle 16 sulle frequenze di Radio Blackout]

Il botta e risposta avvenuto sulle pagine culturali de Il Manifesto:

>> La lettera di Giulio Palermo

>> Leggi la versione integrale della lettera di Giulio Palermo a Il Manifesto
>> La risposta dei ricercatori e degli assegnisti precari de La Sapienza

vedi anche:

>> sito di Giulio Palermo

>> blog della Rete Nazionale Ricercatori Precari



l'articolo sul portale d'informazione antagonista InfoAut
per info: www.infoaut.org - www.uniriot.org


Un no che è una barricata, una barricata che difende il futuro

Published on 18:00, 01/07,2008



In questi giorni stiamo assistendo alla lotta delle comunità campane con estrema attenzione. Forme di lotta sorelle delle lotte resistenti della Val di Susa, di Vicenza e di mille altri paesi dove è la lotta popolare a parlare il linguaggio della politica. Ma anche ad incisivi momenti di lotta metropolitana incontrollabile, non etichettabile, “banlieusard” verrebbe da dire, metropolitana tradurremmo.

La vicenda napoletana traduce chiaramente il vero dramma della politica istituzionale, la gestione di un sistema marcio molto più a fondo dei rifiuti di cui si parla, incapace di gestire, di trovare alternative,di organizzare null’altro che l’emergenza e l’insicurezza. Non ci sono schieramenti se non di comodo, centro-destra o centro-sinistra si dimostrano la stessa monnezza, politica, economica e sociale. Ci troviamo di fronte ad un coro che si alza a gran voce, che richiama la camorra ad attore protagonista della vicenda rifiuti, dell’organizzazione della protesta e gestore della crisi rifiuti. Ma per piacere! Se la camorra avesse il potere di gestire momenti di conflittualità sociale così estesi, così massificati e così incisivi lo farebbe più spesso, in un altro modo, si organizzerebbe una volta per tutte per prendere il controllo di tutto il potere sul territorio. E’ fastidioso e ripugnante sentire questa lezione in continuazione sulla criminalità organizzata ormai paravento per ogni causa e nemico numero uno, soprattutto delle sinistre. Discorsi infimi e falsi da ogni punto di vista li si guardi. La camorra, la mafia la ‘ndrangheta vivono e si riproducono insieme al potere politico ed economico, ne sono un asse portante, sono ossigeno uno dell’altro. Sono due forme statuali che si autoalimentano marciando a braccetto, questa e la verità. Fare campagne per la legalità sulla pelle dei morti esautorando il potere politico istituzionale dalle cause è opera vera di marketing, per le mafie e per la politica. La situazione napoletana dimostra il fallimento della politica dei vari Bassolino, Jervolino e dei governi che si sono alternati. Lì sono le colpe della situazione, e se dobbiamo tirare dentro qualcuno tiriamoci dentro le lobby degli inceneritori, dei gestori dell’energia, i palazzinari, i Romiti , l’Impregilio. Tutti soggetti che alla camorra da tempo versando liquidità mantenendo la situazione dei rifiuti nello stato in cui versa da decenni. E’il connubio tra i poteri il vero problema. Poi si sa, oggi più che mai è in questi momenti che gli imprenditori del disastro sguazzano, pronti a costruire o ricostruire, a incenerire o a nuclearizzare, ma di sicuro ad incassare.

E’ inammissibile che oggi qualcuno venga ad accusare le popolazioni in lotta come causa della situazione. Non ne sono né effetto né causa, ne sono finalmente antagoniste. Da tempo serviva questa scossa, serviva una sollevazione popolare che difendesse la salute e il territorio, e che attaccasse i responsabili del disastro direttamente. Pensate, i politici da 15000 euro al mese chiedono ai cittadini di Pianura responsabilità, ragionevolezza e, come sempre, lo chiedono dalle loro scrivanie, dopo aver inviato plotoni di polizie...
Ragionevolezza… se no siete camorristi!
Ma come mai, in questi anni, la Campania è sempre stata commissariata? Come mai non è mai stato messo in atto un programma che inverte la tendenza mettendo in atto raccolte differenziate, riciclaggio ecc…Sarà colpa della Camorra? Forse, ma di sicuro la Camorra da sola non agisce, la lista delle colpe è lunga e la camorra sta in altre liste per quello che riguardano le sue colpe. In questo caso la responsabilità va cercata nella cordata politico-istituzionale: i commissari straordinari, i sindaci, i presidenti della Regione e della Provincia, i ministri e i capi di stato; sono loro i responsabili.

Le popolazioni oggi, condannate da tempo a vivere il degrado con l’immondizia ovunque e una cronica la rinuncia alla salute, semplicemente non ci stanno più; e si ribellano!
Ora basta, basta sopportare, e poi cosa hanno come prospettiva, la riapertura di discariche colme da tempo e se gli andrà bene tre begli inceneritori che completeranno l’opera di diffusione di malattie mortali che i rifiuti a cielo aperto non hanno ancora fatto. Un futuro di disgrazie e di tumori, e quindi basta, come è doveroso e giusto. Dopo la Valle di Susa tutto è possibile, un senso di rivincita aleggia tra chi ha sempre pensato che “tanto non serve a niente” “e una cosa più grande di noi”, “tanto hanno già deciso”, l’eterno ritornello della rassegnazione.
No, oggi è il no a dimostrare, è la barricata, è il presidio, è il blocco. E’ la sana lotta popolare a parlar chiaro. E il conflitto, barbaro, indecifrabile ma determinato, che fa tremare i signori del nulla.

A Napoli la situazione acquista poi delle caratteristiche tutte proprie, di giorno sembra di rivedere i presidi della valle di Susa, di notte la lotta si estende alla partecipazione allo scontro di giovani espulsi dalla società della bella politica, espulsi dai cicli di produzione, inclassificati dai programmi elettorali. Soggetti di un conflitto basato sul rifiuto, sulla rottura, fuori dagli schemi politici. Assaltano sedi di partito, respingono polizia e carabinieri, alzano barricate e attuano blocchi stradali, chiudono i quartieri e si muovono rapidi, si sciolgono e riappaiono nel momento dello scontro. E’ guerriglia metropolitana, simile ai momenti di scontro di piazza, ma distante dalle logiche che oggi purtroppo conosciamo, è incisiva ed immediata e attacca con metodo i simboli e i responsabili, dimostrando nei risultati, un’anti-istuzionalità radicale e ben definita. E’ spontanea ma trova in forme di autorganizzazione sociale la sua espressione e il suo potenziamento. Saranno classificati camorristi, ma sono i giovani dei quartieri e degli stadi, e in questa lotta riversano quell’incompatibilità che non può essere fermata da una carica della polizia, che non indietreggia, che innalza barricate per difendersi sì, ma per conquistarsi un diritto al futuro, un altro futuro, non sicuramente quello già scritto per loro.

Network Antagonista Torinese
Csoa Askatasuna – Csa Murazzi – Collettivo Universitario Autonomo


[No alla discarica] Scontri con la polizia, blocchi. Pianura resiste

Published on 03:21, 01/04,2008



Pianura resiste.
"No alle discariche: nè a Pianura, nè altrove".
Scontri con la polizia, incendi, blocchi stradali e ferroviari.
Segui la lotta contro la discarica nel quartiere napoletano di Pianura su www.infoaut.org.